<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465</id><updated>2011-04-21T20:32:32.820-07:00</updated><title type='text'>THE OPINION OF LUCA TENTELLINI</title><subtitle type='html'>Weekly opinion from an italian architect living in Italy, Rome about politics, urban planning , architecture and european culture. Luca Tentellini is also a columnist of '' The opinion of freedom'' ( L'opinione delle libertà) an italian newspaper directed by Arturo Diaconale.
</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://lucatentellini.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>14</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-84418495</id><published>2002-11-12T06:43:00.000-08:00</published><updated>2002-11-12T06:43:26.273-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Una questione di libertà&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La riforma  organica del  sistema giudiziario è un’occasione da non perdere per la cultura laica e liberale la quale può e deve far valere la forza di un metodo di azione politica che mette l’individuo e i suoi diritti e doveri al centro di ogni iniziativa. Giovanni Paolo II si appresta a compiere la sua storica visita presso le istituzioni parlamentari della Repubblica riunite in seduta comune. Le Sue parole peseranno. E’ quindi inevitabile che sulla controversa questione dei quasi sessantamila detenuti stipati fino all’inverosimile nelle patrie galere, dei quali non pochi in attesa di giudizio, il punto di vista della cultura cattolica rischi di prevalere. L’opportunità politica e il realismo suggeriscono di mettere da parte i distinguo e accettare il cappello clericale del “perdono” per i peccatori pur di varare un provvedimento legislativo che consenta di alleggerire la pressione insostenibile che vive oggi il pianeta carcere in Italia. Molteplici sono i disegni di legge in materia di indulto  più o meno “condizionato” e un faticoso lavoro è stato fatto per cercare di superare lo scoglio della maggioranza qualificata dei due terzi imposta dall’art.79 della costituzione, necessaria per varare un provvedimento di clemenza. Singoli parlamentari dei diversi schieramenti e partiti, da Forza Italia a Rifondazione Comunista, hanno studiato insieme possibili soluzioni su cui convergere. Oggi si parla di un “indultino”. E già. Si teme l’impopolarità di qualsiasi provvedimento utile a deflazionare i penitenziari di stato e alleggerire le scrivanie dei magistrati dai troppi fascicoli arretrati. L’elettore medio non fa poi molta differenza tra l’indulto, che interviene su una sentenza definitiva ed estingue -in parte- la pena somministrata e l’amnistia, che estingue invece il reato (e il processo).  Ai timori popolari, più o meno fondati, e alle richieste di avere più sicurezza si risponde con generici proclami di severità e inasprimento delle pene. Il ministro della Giustizia Castelli fa orecchio da mercante. Lega e An si richiamano alla certezza della pena e alla superiore esigenza della tutela delle vittime. Si va quindi formando un clima che consenta ai giustizialisti di accettare con sussiego la solita leggina dettata dal consueto clima di emergenza  e giustificata dalla  “persuasione” morale del Vaticano. Alla fine i campioni dello Stato etico diranno: fatelo, se proprio volete, l’indultino. Sappiate che noi non siamo d’accordo ma ci arrendiamo alla superiore istanza morale del Santo Padre. Eppure è stato il Presidente del Consiglio, con una breve letterina al quotidiano Il Foglio sul caso di Adriano Sofri, a farci chiaramente capire che la riforma della giustizia  deve andare avanti per chiudere un capitolo della storia italiana che ha posto un grave pregiudizio allo stato di diritto. Altro che leggi “su misura”. La riforma dei codici, la separazione delle carriere dei magistrati, la prevenzione dei reati minori con l’istituzione del poliziotto di quartiere devono divenire, insieme al ristabilimento già operato del principio della legittima suspicione, non episodi frammentari  ma un unicum organico che salvi il paese dal cancro della malagiustizia. Escogitare provvedimenti di clemenza nello spirito della morale cattolica che ricalcano il percorso dannazione-espiazione e redenzione ne vizia già all’origine la efficacia e  la laicità: due basilari principi  che devono ispirare tutti i provvedimenti legislativi. Già il grottesco epilogo parlamentare della Porno-tax ci ha mostrato quali aberrazioni produce la traduzione in pratica dello Stato Etico nella sua versione fiscale. Invece di puntare sul principio liberale della riduzione del danno settori integralisti e trasversali della politica cercano di imporre il metodo del giudizio morale preventivo e coercitivo per ammansire le potenziali devianze dalla “normalità” e organizzare anche la vita privata dei cittadini. La vita sociale non può essere una valle di lacrime. Il carcere non deve diventare l’inferno in terra. Il detenuto non deve redimersi di fronte a Dio ma riabilitarsi verso la società civile. In un quadro di vere riforme che interpretino lo spirito di libertà che ha animato Berlusconi sul caso Sofri  diventa imperativo per tutta l’area laica, liberale, socialista e repubblicana valorizzare, fare proprie  e dare seguito alle iniziative e alle proposte dell’ex senatore radicale Pietro Milio che, proprio dalle pagine de L’opinione, il 1 ottobre scorso scriveva “qualcosa” di laico e liberale:&lt;br /&gt;“l’ indulto  non risolverà certo né il problema “carceri” né i problemi connessi alla incivile durata dei processi nel nostro Paese che tante condanne continua a subìre per le intollerabili lentezze. E’ necessario, infatti, affiancare all’ipotizzato indulto e ad esso collegarli a sostegno e mantenimento della sua efficacia deflattiva altri provvedimenti - presentati dai Radicali già nella scorsa Legislatura - che modifichino le norme codicistiche in materia di liberazione condizionale e dell’ordinamento penitenziario in materia di liberazione anticipata. Le proposte dei Radicali intendono rendere più sollecito l’iter procedimentale per accedere al beneficio penitenziario della liberazione anticipata, che sarebbe opportuno prevedere in 60 giorni per semestre, e subordinarla alla “partecipazione attiva e consapevole all’opera di rieducazione” e non più alla “certezza del ravvedimento” attualmente richiesta, rendendola automatica nella sua applicazione tenuto conto che essa viene concessa nel 75% dei casi e rimettendo alla valutazione giurisdizionale soltanto i casi residuali. (..) Una analoga “ratio” dovrebbe sostenere la modifica dell’istituto della liberazione condizionale, oggi quasi disapplicata perché concessa con estremo, eccessivo rigore. Stando ai dati del 1998 i Tribunali di Sorveglianza italiani hanno trattato 1.190 richieste accogliendone soltanto 98, nonostante ci siano in un giorno qualsiasi dell’anno circa 14.000 condannati definitivi con pena da scontare inferiore ai due anni: ciò è dovuto in gran parte al fatto che la previsione normativa è troppo vaga e richiede al magistrato di sorveglianza una valutazione più etica che giuridica e cioè la “sicurezza del ravvedimento” quasi egli fosse un investigatore dell’anima o un confessore di peccati anziché, più umanamente, chiedergli di accertare che il condannato partecipi efficacemente all’opera di rieducazione e di reinserimento nella società funzione, questa, se non vado errato, che è proprio della pena.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-84418495?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/84418495'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/84418495'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_11_10_archive.html#84418495' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-84219905</id><published>2002-11-08T03:35:00.000-08:00</published><updated>2002-11-08T03:35:17.830-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Gli equivoci culturali alla base delle ideologie no-global&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La grande stampa dedica ampi spazi  agli scritti dei teorici della rivolta contro la globalizzazione economica e sociale. Il marketing editoriale ha scoperto il mercato del “no-global” e lo ha trasformato in moda e modello culturale per poter vendere libri, riviste, film e gadgets. Ogni limite è stato superato mescolando autori, generi e metodologie di ricerca. A teorie discutibili, ma di sicuro rigore scientifico, come quelle di J. Rifkin ne sono state affiancate altre  che, senza timore alcuno, non esitiamo a definire come autentica spazzatura culturale. Alcuni pamphlet mettono addirittura in dubbio che l’attacco suicida contro il Pentagono dell’11 settembre 2001 sia mai avvenuto. Gore Vidal, che negli Usa è praticamente ignorato, campeggia nelle vetrine delle librerie italiane con il suo livore e risentimento per una classe dirigente americana che lo ha escluso molti anni fa. Noam Chomsky, celebre linguista del Massachusetts Institute of Technology e ultras di sinistra, da tempo si è improvvisato anche esperto di geopolitica. Sull’ultimo numero di ottobre della rivista Global egli scrive: ”per 25 anni gli Stati Uniti hanno ostacolato gli sforzi della comunità internazionale volti a raggiungere un accordo fra israeliani e palestinesi”. Beato il professore che in due righe cancella completamente i fatti della la Storia contemporanea  e li riscrive a suo piacimento. Ma questo, purtroppo è l’andazzo. Per disintossicarsi dalla cappa opprimente costituita dalla pervasiva propaganda  del Social Forum di Firenze è utile rileggersi le pagine di Karl  R. Popper a commento del postulato della “ verità manifesta” , un falsa epistemologia che ha nutrito la teoria marxiana ed è “alla base di quasi ogni forma di fanatismo”. E’ questo il nocciolo fondante che è  alla base di tutte le teorie anti-global. Non essendo però, la cosiddetta verità manifesta sempre “rivelata” e subito accessibile essa ” ha costantemente bisogno non solo di interpretazioni e di asseverazioni, ma anche di reintepretazioni e di nuove asseverazioni.” E questo porta inevitabilmente all’autoritarismo. Non solo i seguaci della dottrina si convincono che tutti coloro che non vedono la “verità manifesta” sono posseduti dal diavolo (nel senso dell’etimo greco : dia-ballo, disunisco, divido) ma anche la fonte della elaborazione del dogma viene demandata a dei veri e propri guru, ai leader carismatici quali figure simboliche ( sempre in senso etimologico: su-ballo, unisco, ri-unisco) a metà tra guide spirituali e grandi saggi detentori del verbo. L’adesione è, di conseguenza, di tipo fideistico e i gruppi si formano con spirito tribale.  L'aggregazione prende la forma di numerosi  clan che si autoregolano come sette con tutto il repertorio canonico dei riti di iniziazione e l’elaborazione di un cerimoniale di adunate reali -con tanto di bandiere americane date alle fiamme- e  veri sabba telematici su Internet. Sulla rete si comunica mediante  un linguaggio per iniziati  con corredo di miti da santificare (Che Guevara, Fidel Castro ...) e di un meccanismo totemico ove il tabù del male assoluto è, ovviamente, il capitalismo delle multinazionali e lo spazio di libero mercato in cui esso si muove. In questo contesto la teoria non può essere “falsificata” , sottoposta a verifica; il dogma no-global non procede per errori e approssimazioni successive dei suoi margini ma deve piegare e conformare anche quei dati sensibili e reali che entrano in contraddizione con lo schema prestabilito per lo più negandoli attraverso il paradigma che è in atto una cospirazione della stampa capitalistica per pervertire e sopprimere la verità. In questo magma dei Social Forum si rintracciano tre correnti culturali :&lt;br /&gt;1. Il ribellismo giovanile tipico della guerra tra generazioni che ha contraddistinto le società avanzate a partire dagli anni sessanta. Il rifiuto della normalità e della omologazione è caratteristico della fase adoloscenziale. La società  degli adulti e le sue regole sono naturali nemici del giovane che vuole proiettare i conflitti della sua personalità in fase evolutiva verso l’esterno per affermarsi ed identificarsi in un gruppo trovando una meta da raggiungere, un obiettivo di riscatto totalizzante nell’alveo di una comunità di suoi simili. Molta insicurezza e molta paura per il futuro si leggono tra le righe dei documenti elaborati da questi gruppi che fanno da contrappunto al catastrofismo diffuso a piene mani negli ultimi decenni dal fondamentalismo ambientalista che grida ogni giorno alla fine del mondo.&lt;br /&gt;2.Il millenarismo di derivazione cattolica. Non è un caso che vasti settori della Chiesa Cattolica partecipano ai Social Forum o ne condividano gli slogan pacifisti. L’anelito spontaneo della gioventù a un coinvolgimento emotivo verso la realtà esterna fa del popolo dei no-global un naturale mercato potenziale per chi fornisce un prodotto spirituale basato sulla redenzione  e  sulla trascendenza. Alla minaccia della catastrofe globale dell’ambiente e del pianeta si reagisce stringendosi intorno all’utopia di una umanità redenta e monda dai peccati.&lt;br /&gt;3. L’economicismo. La teoria economica dei no-global in verità ha molto poco di nuovo e moltissimo di vecchio. E’ il classico dejà vu. Susan George, una dei leader storici della teoria no-global, americana vicepresidente di “Attac” dalle pagine di  Repubblica ha dichiarato il suo basta al neoliberismo e auspicato un ritorno alle dottrine di Keynes. La sua proposta e', infatti, quella di "tornare indietro di 50 anni" recuperando il pensiero di Keynes che e' stato messo da parte nel dopoguerra. "Dobbiamo ripartire da li' - dice. Vogliamo che si cominci, soprattutto in Europa, a difendere lo Stato Sociale, a impedire che vengano privatizzati beni e servizi. &lt;br /&gt;Chiediamo che ci sia una tassazione sui profitti delle  multinazionali e sulle speculazioni finanziarie e che con questi soldi si faccia un bel piano Marshall per il Sud del mondo". "La mano invisibile del mercato - sostiene Susan George - ci portera' dritto verso il suicidio". No alle multinazionali, quindi, ma no anche al Wto.”&lt;br /&gt;Roba vecchia, trita e ritrita che elude completamente i progressi e le ricerche degli ultimi decenni della scienza economica ( Si vedano gli ultimi tre premi Nobel per l’economia) e i nuovi strumenti della finanza internazionale. Non che la teoria del Moltiplicatore di Jhon M. Keynes non sia tornata alla ribalta in questa Europa stretta dal patto di stabilità. Anche Tremonti ha parlato di un New Deal dell’economia europea. Ma è il vizio di strumentalizzare  le idee e la storia per sostenere ciò che è una palese contraddizione che lascia allibiti. Prima si vuole fare la rivoluzione contro l'impero delle multinazionali poi si  invocano  gli elementi classici di regolazione  dei cicli  propri delle teorie economiche  capitalistiche del XX° secolo. In fondo questi anti global sono dei veri conservatori che cercano di difendere i privilegi dei  supersussidiati agricoltori europei per fare la solita ipocrita carità al terzo mondo negandogli però l’accesso ai mercati dei paesi ricchi. A ciò si aggiunge una riedizione aggiornata del luddismo ove la tecnologia è cattiva e oppressiva perché si sviluppa grazie al libero  mercato e pertanto va colpita e disarticolata. Gli unici seri teorici  della rivolta globale paiono essere Antonio Negri e Michael Hardt con il loro suggestivo saggio “Impero/Il nuovo ordine della globalizzazione”. Ma il loro studio è stato promosso e pubblicato proprio dal cuore pulsante dell’Impero: l’Harvard College, in America. E in fondo i due bravi e furbi studiosi che con la loro teoria hanno affascinato il mondo accademico degli Stati Uniti e non solo dedicano nel corposo volume un solo, breve  capitolo ( l’ultimo) alla promozione della “moltitudine contro l’impero”. Si vede che anche loro a questa rivolta globale ci credono poco e hanno ben capito che il novanta per cento dei partecipanti alle adunate anti-global non sarebbero in grado di capire nulla del loro manuale di filosofia politica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-84219905?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/84219905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/84219905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_11_03_archive.html#84219905' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-84002530</id><published>2002-11-04T05:37:00.000-08:00</published><updated>2002-11-04T05:37:10.600-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Non vogliamo accodarci al coro de la Repubblica e de l’Unità che, mentre ancora si cercavano i superstiti sotto le macerie, eludevano la prima -fondamentale-istanza dell’unità nella solidarietà e strumentalizzavano il dolore in chiave politica. Piove, governo ladro; questa è la logica di certi giornali della sinistra che scavalcano ogni sentimento di umana pietà e di coesione sociale. Ma oggi, pur nel lutto e nel dolore che consiglia il silenzio, è dovere di tutti coloro che per professione o incarico istituzionale si occupano di progettazioni e costruzioni edilizie e di pianificazione urbanistica cercare di dare una risposta all’appello della mamma del piccolo Luigi e alle parole del Presidente Ciampi. Le foto aree che sono giunte dal basso Molise, oltre alla commozione, hanno insinuato il tarlo di un dubbio terribile. Niente giustizialismi, processi sommari a mezzo stampa e facili demagogie dell’ultima ora, per favore.  L’obiettivo deve essere quello di conoscere per deliberare e, più precisamente, arrivare a impostare un protocollo di azione tecnica ed esecutiva per attrezzare il patrimonio edilizio esistente  a un più alto livello di sicurezza. E’ vero che la applicazione della legge del 1990 sulla sicurezza degli edifici scolastici, nel 1999,  è stata rimandata al 2004  ma sarebbe comunque inutile e velleitario incolpare i ministri del governo in carica in quanto, nel nostro paese, da decenni si applica con inesausto vigore il principio di "sussidiarietà dell'impunità", quasi una devolution all’incontrario. Proprio le amministrazioni locali più "vicine" al cittadino, quelle che più dovrebbero soddisfare in modo efficace  le necessità delle comunità locali, sono quelle che più praticano la sottile arte dell’inerzia omissiva. Il problema nasce non a Montecitorio ma nella periferia dello stivale. Per prima cosa quindi è necessario stabilire perché la tragedia della Scuola “Francesco Jovine” di San Giuliano di Puglia forse non è una fatalità imputabile a un destino cinico e baro. Ecco alcuni ragionevoli argomenti a sostegno della nostra tesi.&lt;br /&gt;1. L’intensità del sisma. La magnitudo dell'evento principale della mattina del 31 ottobre è stata stimata pari a 5.4 Richter, un valore che comporta effetti fino all'VIII grado della scala Mercalli. Ecco cosa riporta la scala Mercalli modificata all’ottavo grado: lievi danni nelle strutture progettate con criteri antisismici speciali; danni considerevoli nelle strutture ordinarie con collasso parziale. Gravi danni nelle strutture costruite con materiali poveri. Caduta dei camini, recinzioni, colonne, statue dei monumenti e muri di recinzione. Pesante scuotimento degli arredamenti. La sollecitazione alle strutture è paragonabile ad accelerazioni &lt;50 cm/sec. . Quindi, se la misurazione è corretta un ordinario organismo edilizio  ( non un edificio in muratura “a secco” tanto per intenderci) avrebbe subito lesioni con eventuale cedimento parziale cosa che, in parole povere, significa che strutture avrebbero subito fessurazioni, crepe, caduta di intonaci e o di tavelle, incurvamento o flessione dei solai con parziale distacco e perdita della complanarità e parziale sgretolamento delle murature portanti più vetuste. Ed in effetti  quanto sopra descritto è esattamente ciò che è avvenuto ed ha comportato la inagibilità della maggior parte degli edifici.&lt;br /&gt;2. Cosa è accaduto invece alla scuola “Francesco Jovine”  che non si è verificato nel resto dell’area colpita dal sisma? Da quanto si è avuto modo di constatare la parte originaria dell'edificio era una struttura costruita con tecnica mista: murature portanti in pietrame e malta di cemento e solai in solette di calcestruzzo armato e/o solai latero cementizi costituiti di travetti di cemento armato con interposte pignatte di laterizio con copertura a falde inclinate. La scuola è stata  edificata  nel 1954 (età della ricostruzione del secondo dopoguerra). E’ quindi bene puntualizzare che in Italia la prima disciplina tecnica nazionale per le opere in conglomerato cementizio armato risale al novembre 1971 con la legge n.1086 e che sino ai primi anni sessanta le barre di ferro per armatura erano prodotte lisce cioè non erano ad aderenza migliorata. Inoltre i calcestruzzi non venivano sottoposti al rigido controllo e al monitoraggio odierno riguardo le capacità di resistenza a compressione, l’omogeneità dei getti, i  tempi di disarmo delle carpenterie. Le indagini sul territorio effettuate successivamente  ai crolli di Roma in via Vigna Jacobini e a Foggia hanno dimostrato la diffusa fragilità strutturale e spesso la povertà dei materiali impiegati per costruire gli edifici civili negli anni del secondo dopoguerra ed oltre. Ed inoltre la scuola è stata sottoposta ad opere di ristrutturazione ed ampliamento con la creazione di nuove aule al piano primo. Base del nuovo progetto di superfetazione sono stati sicuramente i carteggi del progetto architettonico originale, i rilievi dello stato attuale o tutt’al più sondaggi superficiali eseguiti con mazzetta e scalpello. Difficile credere che siano state preventivamente operate analisi sulle fondazioni e sulle strutture in elevazione tramite avanzate tecniche stratigrafiche che si eseguono mediante la esplosione di microcariche nel primo sottosuolo che forniscono una visione “radar” delle strutture di fondazione. Ed inoltre è difficile credere che siano stati fatti prelievi mediante la esecuzione di carotaggi sui muri e sui solai per capire se il costruito era conforme al progetto riguardo i ferri di armatura e  se le condizioni di consistenza delle malte erano ancora idonee a sopportare i nuovi carichi previsti. In tutta evidenza la scuola ha subito un completo ed istantaneo collasso strutturale con un crollo del tipo a schianto verticale ( non è traslato e non si è ribaltato ma è crollato dritto come un fuso). Come mai ? Le scosse sismiche ( sussultorie e/o ondulatorie) trasmesse dal terreno hanno provocato il distacco dei punti di ammorzamento (congiunzione) delle strutture verticali portanti dai solai piani. Questo è avvenuto per caduta progressiva ma veloce dei gradi di vincolo: prima i semi incastri tra setti e solai si sono degradati a cerniere per effetto delle forze di trazione, taglio e torsione e poi in appoggi ed infine con il crollo parziale dei muri portanti ( e/o dei pilastri ) i vincoli tra solai piani e i portanti verticali sono venuti tutti a mancare contemporaneamente generando il crollo di schianto totale della struttura che è collassata su se stessa. Se l'edificio fosse stato almeno provvisto di un cordolo perimetrale continuo (una cintura) intorno alle imposte della copertura e di adeguate connessioni (catene) tra i muri longitudinali e trasversali portanti l'evento dinamico difficilmente sarebbe evoluto in pochi secondi sino al collasso totale e avrebbe generato la eventuale torsione e lesione delle murature (con effetto a scoppio) e la parziale disconnessione del tetto. L'opera sarebbe stata inagibile, sarebbero caduti gli intonaci, si sarebbero spezzati travetti e pignatte che sarebbero in parte crollati ma l'edificio non sarebbe rovinato a terra. In ogni caso ci sarebbe stato il tempo sufficiente per evacuare l’edificio prima del suo crollo definitivo. Teniamo a ribadire ancora che oltre il settanta per cento dei manufatti edilizi della zona interessata (in maggioranza realizzati in muratura tradizionale e non pochi assai vetusti e tutti privi di ogni dotazione antisismica) ha subito: gravi lesioni, crolli parziali e conseguente inagibilità senza conclusioni di catastrofe totale. Infatti se è vero che la muratura portante tradizionale (in pietra o mattoni) ben scarica al suolo la compressione essa non è elastica e non sopporta bene le sollecitazioni di trazione e torsione -ed è debole agli sforzi di taglio- è però anche vero che esiste un ridotto margine di capacità di dissipazione dell’energia dinamica trasmessa dal suolo in caso di terremoto (che crea subito situazioni di pressoflessione perché i carichi escono dal nocciolo centrale di inerzia). E’ proprio questo margine che ha consentito, in tanti casi,  la sopravvivenza (con gli “acciacchi” ovviamente) nei secoli del nostro patrimonio edilizio storico in un territorio come quello italiano soggetto da sempre ai terremoti.   Quindi è  confermata la natura e l'intensità del sisma forte sì ma non catastrofico -tranne che per edifici già in stato di degrado estremo o realizzati in materiali poveri e scadenti. E’ questo forse il caso della scuola “Francesco Jovine” che ha affrontato il sisma con strutture già soggette a un esercizio estremo - detto agli stati limite ultimi - a causa delle superfetazioni e delle modifiche alla copertura che hanno eroso i margini dei carichi di sicurezza delle strutture in elevazione originarie già costruite con materiali poveri. Restano  le ipotesi che modifiche ed erosione del terreno di fondazione abbiano contribuito a minare la solidità del struttura in maniera occulta ( cosa assai improbabile) o che la particolare natura della stratigrafia del sottosuolo abbia favorito l’amplificazione delle onde d’urto proprio nella limitatissima area del solo complesso scolastico. ''Quella scuola da una prima osservazione fatta sembrava idonea staticamente, ma l'area non era classificata come sismica, quindi non andavano verificate le risposte dinamiche dell'edificio''. Spiega cosi' Claudio Eva, direttore del Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti (GDNT), perché la scuola crollata per il terremoto a San Giovanni di Puglia era schedata tra gli edifici pubblici 'sicuri', nel primo censimento voluto alcuni anni fa dalla Protezione Civile.&lt;br /&gt;In particolare, afferma ancora il direttore dello Gndt, ''in aree non sismiche si guarda la risposta statica dell'edificio, cioè le sollecitazioni verticali e la sua capacita' di reggere il peso della struttura, ma non si guarda l'aspetto dinamico, le sollecitazioni orizzontali tipiche di un terremoto''. E conclude: ''Un edificio costruito con criteri antisismici non significa che non deve crollare con un terremoto, ma che deve reggere il più possibile, tanto da consentire il tempo per fuggire. Ed ha già fatto un buon lavoro''. Perché, pur ricadendo tra regioni caratterizzate da sismicità storica significativa, quali il promontorio del Gargano e la dorsale appenninica molisana (colpite da terremoti disastrosi rispettivamente nel 1627 e 1805), la zona colpita  il 30 e 31 ottobre che interessa Comuni che in prevalenza non erano classificati ai sensi della Legge Sismica N.64 del 1974 non era stata considerata a grave rischio sismico ? Perché secondo il repertorio storico dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia -istituito nel 1999- la regione “non sembra essere stata interessata da terremoti significativi, e anche la sismicità recente registrata dalla rete sismica nazionale dell'INGV è molto limitata”. Attenzione però: fra i Comuni più colpiti solo quelli di Ururi e Rotello risultano classificati in II categoria a partire dal 1981. Questa situazione è dovuta al fatto che la attuale classificazione sismica si basa su informazioni scientifiche e metodologie disponibili alla data del 1980 e, quindi, in parte superate. Nel 1998, ha dichiarato il Presidente dell’INGV il prof. Enzo Boschi, un gruppo di lavoro misto ING-GNDT-SSN ha prodotto una ipotesi di riclassificazione  secondo la quale la zona colpita verrebbe classificata in II categoria ( a medio rischio sismico). Se questo criterio fosse divenuto esecutivo gli edifici di San Giuliano di Puglia sarebbero stati monitorati con criteri ben diversi da quelli utilizzati e il tessuto edilizio si sarebbe dovuto progressivamente adeguare alla normativa antisismica dalla legge del 1974 e dai decreti ministeriali del ‘96 e del ‘97. Siamo quindi ragionevolmente sicuri di poter affermare che già si disponeva in passato  degli adeguati  strumenti tecnico - scientifici che  consentirebbero di prevenire eventi catastrofici come quello di San Giuliano di Puglia. ''Ci vogliono case più sicure. Questo e' il vero problema . Ci siamo comportati come un paese ignorante che non affronta le priorità e non risolve i problemi'' dichiara il prof. Boschi su un quotidiano romano. E incalza: ''Se non si passa ad una fase in cui la prevenzione, la manutenzione ed i controlli diventano seri continuerà a succedere quello che e' successo in Molise e forse andrà anche peggio''. ''Solo quello che l'uomo ha costruito provoca queste tragedie''. Anche il  Fisico prof. Paolo Gasparini, direttore del gruppo di vulcanologia dell’INGV e docente all’Università di Napoli ha scritto su “Il Messaggero” del 1 novembre:” In assenza di interventi di questo tipo ( consolidamento statico degli edifici esistenti, N.d.R.) anche terremoti di intensità non molto elevata continueranno a produrre crolli e morti.”.&lt;br /&gt;Luca Tentellini&lt;br /&gt;Architetto libero professionista&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-84002530?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/84002530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/84002530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_11_03_archive.html#84002530' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83828062</id><published>2002-10-31T07:50:00.000-08:00</published><updated>2002-10-31T07:50:27.570-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Gli “appunti” per un Trattato costituzionale della Convenzione di Laeken: profilo ambizioso ma con piedi d’argilla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La bozza di trattato costituzionale presentata dal Presidente della Convenzione per l’Europa  Valéry Giscard D’Estaing ai membri dell’Assemblea per le riforme istituzionali dell’Unione Europea è sicuramente un documento di alto profilo giuridico e indubbio bon ton diplomatico. Con  una buona dose di prudenza i 46 articoli tratteggiati in dieci capitoli cercano di  disegnare una griglia di principi generali entro la quale imbrigliare  un dibattito che in questi mesi si è concentrato soprattutto sui futuri ruoli e sulle competenze del Consiglio e della Commissione. A parte la scelta del nome ( Unione europea ?, Stati Uniti d’Europa ?, Europa unita ?) per ora affidata ai sondaggi su Internet la “cosa” sarà un’unione plurale e aperta di identità nazionali distinte che coordineranno le loro politiche e gestiranno “alcune competenze comuni” in maniera federale. Si potrà dare la “disdetta” in ogni momento dal quadro istituzionale che è unico e che garantisce la cittadinanza dell’Unione a tutti i cittadini delle nazioni partecipanti. Ma a una seconda lettura si colgono subito gravi carenze e vuoti inquietanti. Ad esempio il titolo secondo ( La cittadinanza dell’Unione e i diritti fondamentali) e il titolo sesto: La vita democratica dell’Unione, composto da cinque articoli, sono assai poveri di contenuti proprio su un punto fondamentale dove i membri della Convenzione di Laeken avrebbero avuto ampi spazi di manovra per fissare e descrivere precisi principi regolatori riguardo le modalità di esercizio e la tutela delle libertà individuali, della e-democracy ( democrazia elettronica), dell’informazione, della tutela e incentivazione della scienza e della cultura nonché del patrimonio storico-linguistico dell’Europa. Su questi argomenti se si continua a fare riferimento al Trattato d’Unione Europea vigente o alla Carta Onu dei diritti dell’uomo si finisce subito male, malissimo.  Sarebbe assai più utile guardare alla Costituzione degli Stati Uniti d’America che parte da un dispositivo al centro del quale é posto l’uomo, il singolo individuo, i suoi desideri e le sue aspirazioni da realizzare nell’ambito di una comunità federata. Il principio di base degli Usa è : in pluribus unum, il motto che campeggia sotto l’aquila del marchio Usa; una magnifica sintesi di centralismo e individualismo in un quadro di vero federalismo. Nella bozza di trattato invece si parla di democrazia partecipata “trasparente” ma manca ogni esplicito riferimento a quel fondamentale strumento di democrazia diretta che è il referendum popolare propositivo e/o abrogativo di leggi dell’Unione. A parte il fumus che regna sulle risposte che verranno alla fondamentale domanda: chi decide e cosa, (Commissione o Consiglio? Tutti e due su rispettive e distinte competenze o cos’altro ?)  sul capitolo ottavo -L’Azione dell’unione nel Mondo- si  delinea la misteriosa figura di un Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune la quale però rimane del tutto indefinita e indefinibile nel testo della bozza. E qui iniziano subito a scricchiolare i fondamenti del quadro costituzionale della futura “cosa” europea. Non staremo qui a scomodare Max Weber, Hans Kelsen o  le alternative tra Hobbes e Locke per dissertare dei problemi della sovranità e della teoria del diritto internazionale eppure cogliamo un vuoto pauroso nella definizione e nel concepimento costituzionale di una sovranità sovranazionale, di un ente “ tertium super partes” e degli strumenti di esercizio della sua autorità. In termini semplici e diretti: da sempre la fonte del potere (democratico o autocratico) e il suo concreto esercizio si fondano sulla spada. La storia dell’umanità ci insegna che il diritto trova la sua applicazione ed efficacia solo se accompagnato da un sistema esecutivo che preveda l’esercizio di un potere di polizia sia militare che civile capace di garantire e difendere l’ordinamento a cui fa riferimento. La società civile europea sembra invece fondarsi sul palese desiderio di ignorare a priori lo jus ad bellum ( il diritto di muovere guerra o meglio di difendere la propria sicurezza con l’uso della forza). Il ceto politico si è affannato per esaudire questo desiderio di pacifismo a oltranza  sia per nascondere le profonde divisioni che separano i paesi membri sulla questione della Nato e del rapporto con gli Usa e sia per compiacere i propri elettori e la stampa politicamente corretta. La bozza di trattato nasce quindi già monca di un principio fondamentale: la esatta definizione della politica di sicurezza e la difesa comune e del braccio esecutivo che dovrebbe provvedere a queste due esigenze essenziali. Mentre è in corso la terza guerra mondiale condotta con forme e metodi nuovi e in parte imprevedibili) dagli stati canaglia e del fondamentalismo islamico dei quali siamo proprio noi occidentali il bersaglio principale (non il solo) Francia e Inghilterra litigano praticamente su tutto. Le conseguenze politiche  sono pesanti in funzione del fatto che i due paesi sono gli unici che dispongano di un seggio permanente presso il Consiglio di Sicurezza dell’Onu e sono gli unici in condizione di dare un contributo imprescindibile alla futura creazione di un seggio unico dell’Unione in rappresentanza dell’Europa nel Consiglio di Sicurezza. Annusata  l'aria che tira tra Laeken e Bruxelles, c’è solo da sperare che gli amici yankee non si stufino tanto presto di noi “whimps” ( codardi )  europei. Eppure il generale Carlo Jean, docente di Studi Strategici alla Luiss, sulla rivista Limes in un articolo dal titolo “ Per servire noi stessi dobbiamo servire agli americani” ha individuato le necessarie nicchie militari e tecnologiche ( le forze speciali) complementari a quelle della superpotenza d’oltreatlantico che i paesi europei più avanzati come l’Italia dovrebbero creare per integrarle sia nel dispositivo militare americano che, in seguito, in un corpo militare d’élite europeo autonomo ma in effetti profondamente interfacciabile con gli alleati Usa. Per ovvie ragioni di disponibilità economiche e di tempistica di realizzazione la alternativa indicata da Jean è l’unica che fornirebbe all’Europa la capacità di dare subito un concreto contributo al conflitto in corso ai nostri sempre più indispensabili alleati a stelle e strisce e al tempo stesso costituirebbe il nerbo di una piccola forza militare operativa a disposizione della “cosa” europea per dare credibilità alla nuova Costituzione.&lt;br /&gt;Luca Tentellini &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83828062?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83828062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83828062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_27_archive.html#83828062' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83711952</id><published>2002-10-29T03:40:00.000-08:00</published><updated>2002-10-29T03:40:22.556-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il dito nella piaga. Media e società: una riforma non più rinviabile&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il presidente Ciampi a Ferrara coglie la crisi  di una tv senza idee che  nutre l’audience esaltando il sangue e la violenza ma Vespa, Cucuzza &amp; C.,  colti con le mani nel sacco,   fanno orecchie da mercante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non silente né assente il nostro Presidente della Repubblica. Sull’informazione ha esternato ben quattro volte quest’anno (cinque con il messaggio alle Camere della scorsa estate, sei se contiamo la “tv deficiente” di donna Franca): a febbraio ha richiamato il ruolo centrale del servizio pubblico, a marzo ha richiesto più dialogo nel dibattito politico su  stampa e tv, a fine luglio -al Quirinale- ha redarguito le grandi firme del giornalismo invitandole a prestare ascolto alla voce dei più deboli e a farsi “interpreti attenti e taglienti della realtà”  e lunedì scorso, a Ferrara, ha espresso il suo turbamento dicendo: “ Ci chiediamo ad esempio se il rilievo altissimo che viene dato dai mass media a fatti di violenza non finisca per fare acquisire a quei drammi, anche se non è questo l’obiettivo, una valenza esemplare che essi sicuramente non hanno.”  Se tralasciamo i giornali e i periodici,  per la più parte afflitti dai ben noti problemi di vendita e diffusione in un mercato già asfittico  e sicuramente “colpevoli” in seconda istanza, sul banco degli imputati rimane in primis la televisione e, in particolare, il servizio pubblico. Fischiano le orecchie a Bruno Vespa che con il suo “Porta a Porta” sul sangue sparso nei  delitti di Novi Ligure, Cogne, Chieri e Reggio Emilia ci ha sguazzato per mesi, riproponendoli senza sosta una sera sì ed una no. “ La vita in diretta” di Michele Cucuzza non ha voluto essere da meno mescolando a ogni genere di particolare efferato i toni accorati da soap opera che gli sono propri. Di fronte al monito di Ciampi entrambi i conduttori Rai hanno balbettato le solite frasi di circostanza ma la sintesi è sempre la stessa: “ il bene non fa notizia”. Alla faccia delle fasce pomeridiane “protette” si va avanti con i massacri a gò gò notte e giorno perché il pubblico lo vuole. Anzi più gli propini un’orgia di delitti e tragedie più il popolo bue ne invoca ancora come se fossimo in età romana nell’arena del colosseo. E l’inserzionista, che paga e guarda all’Auditel implacabile, vuole un pubblico numeroso davanti agli schermi. E’ l’ennesima riproposizione del consueto circolo vizioso finalizzato a giustificare per esigenze “commerciali e di marketing” ogni scempio e ogni nefandezza esaltata ed elevata al rango di grande evento mediatico sulla quale concentrare l’attenzione popolare. Che magari programmisti e conduttori della tv di Stato siano a corto di idee o obsoleti e culturalmente non attrezzati per affrontare la complessa realtà della società contemporanea è un argomento che non gli sfiora. Forti delle tabelle dell’audience, lor signori  si sentono le colonne incrollabili dei palinsesti Rai. Il direttore-mitraglia Enrico Mentana invece non  accetta critiche; anzi dice al Corriere della Sera: “Gli stessi giovani non ambiscono alla normalità.” E già, il suo Tg5 è intoccabile così come è intoccabile Costanzo che con il suo format  a basso costo di vita in diretta del/della  coatta / coatto metropolitano proposti in tutte le salse ci ha costruito i palinsesti delle reti  Mediaset e ci nutre una generazione di telespettatori trattati tutti come se fossero sciampiste della borgata finocchio. Target generalista su modello di consumo vocazionale lo chiamano gli esperti. La tv privata può giustamente realizzare i propri programmi in piena libertà per raggiungere in totale autonomia gli obiettivi commerciali e perseguire le strategie aziendali orientate al mercato. Che poi la tv commerciale generalista orienti verso il basso la qualità media dei palinsesti è un fenomeno noto fin dagli anni cinquanta quando negli Usa Vance Packard scrisse il suo celebre saggio “I persuasori occulti” e Mike Bongiorno portava in Italia il format dei programmi a quiz. Più volte quell’autorevole autore ed esperto di televisione che è Gianni Boncompagni ha ben spiegato come nascono i programmi di intrattenimento popolare  e si fa la televisione “market oriented”. Altra cosa però è la Rai: un’azienda di proprietà del Tesoro legata al rispetto di  un contratto di servizio stipulato con lo Stato Italiano. Bene ha fatto il ministro Gasparri a inserire nel disegno di legge di riforma del sistema dei mass-media le prescrizioni delle direttive dell’Unione Europea codificando così  con esattezza il campo di azione e le modalità di svolgimento del servizio pubblico d'informazione. Ma l’evidenza dell’oggi  ci propone un conflitto insanabile tra la missione di chi fa un' informazione finanziata con il canone e le esigenze commerciali di chi finanzia la propria attività attingendo alle risorse pubblicitarie. Affidarsi alla deontologia professionale dei giornalisti e dei conduttori è un velo ipocrita o meglio  una coperta troppo stretta che non riesce a nascondere ciò che appare chiaro a tutti dopo un semplice zapping di pochi minuti che chiunque può fare in qualsiasi momento: la Rai si è appiattita sulle esigenze di confronto commerciale con Mediaset trascurando ed eludendo ogni adempimento riguardo la sua missione di tv di servizio. Si rende quindi necessaria ed ineludibile, nel quadro della privatizzazione della Rai, una netta separazione tra gli operatori che trasmettono sulla base di un contratto di servizio pubblico e che devono essere sostenuti dal solo canone tv ed i canali che raccolgono risorse pubblicitarie in un regime di libera concorrenza e trasmettono spot, telepromozioni, televendite e che quindi devono modulare i propri palinsesti sulle esigenze dei clienti privati indirizzando le energie finanziarie ed umane sulle fasce di prime time. &lt;br /&gt;http://lucatentellini.blogspot.com&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83711952?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83711952'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83711952'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_27_archive.html#83711952' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83673328</id><published>2002-10-28T10:32:00.000-08:00</published><updated>2002-10-28T10:32:58.373-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>PERCHE’ NON VENGO A TIRANA E NON MI SONO ISCRITTO AL PRT :&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;A. Premessa breve e necessaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il 2002 mi sono iscritto a Radicali Italiani e a Nessuno tocchi Caino e ho partecipato al primo congresso del luglio scorso.  Come radicale e come convinto liberale  sin dallo scorso aprile, dalle pagine del quotidiano L’opinione delle Libertà, ho cercato, nel mio piccolo, piccolissimo ed umile ambito di sostenere le iniziative dei radicali italiani, dell’ottimo segretario Capezzone e della Direzione; ad alcune manifestazioni ho anche aderito e presenziato in prima persona e ho così avuto modo di conoscere ed apprezzare la guida dei radicali odierna ( Marzano, Grippo, De Lucia, Rita Bernardini, Benedetto della Vedova... tutti veramente bravissimi). Unica nota negativa: l’unanimismo al congresso che ho trovato una fastidiosa forma di tribalismo cosa che mi ha spinto a fare l’unico intervento congressuale di dichiarazione di voto contro la mozione generale della quale pur condivido i contenuti ma poco lo stile e il linguaggio ( il dissenso interno ad ogni costo ...un brutto  vizio liberale, no ?).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;B. Motivazioni politiche e personali della non-partecipazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come molti che hanno incrociato il percorso politico radicale anche io ho ricevuto da Pannella la lettera di invito a partecipare e a sostenere la seconda sessione del 38° congresso del Partito Radicale Transnazionale. E’ lecito aspettarsi -e io me lo auguro- che il congresso del Prt sia invaso letteralmente dai parlamentari italiani iscritti e non solo.  Più che la partecipazione dei militanti del piccolo popolo dei radicali italiani si rende necessaria una forte partecipazione di uomini delle istituzioni e dei parlamenti per dare forza e credibilità a un programma politico ( vedi documenti pre-congressuali) forse troppo ambizioso e dal respiro ideale così alto che contrasta in maniera netta ed irriducibile con la mediocre realtà del presente. Altri invasori dovrebbero assaltare il centro congressi di Tirana: in primis i ministri del governo italiano ma anche gli eurodeputati e i presidenti delle Regioni che hanno aderito alla giornata per la democrazia e libertà religiosa in Vietnam del 21 settembre scorso. Per i politici europei è  una occasione irripetibile per incominciare a praticare ciò che spesso si auspica a parole  ma che le contingenze e i calcoli di opportunità politica dissuadono dal realizzare in concreto. Riguardo a me, dopo aver contribuito con 200 euro a R.I. e 100 euro a Hands off Cain l’ulteriore onere di una iscrizione al Prt a quota americana e un viaggio in Abania + spese passaporto avrebbe comportato per le mie due figlie e per mia moglie un sacrificio alle quali non desidero sottoporle. Su questo ho riflettuto molto e intendo quindi comunicare una mia personale critica al modo univoco di intendre la militanza radicale da parte del gruppo dirigente delle varie, molteplici realtà delle associazioni-partiti-movomenti radicali come se una piena partecipazione politica fosse riservata solo a chi della militanza ha fatto la sua unica ed esclusiva vocazione e professione. Il calendario e l’agenda politica del Prt tagliano di fatto fuori da una concreta possibilità di partecipazione  coordinata e duratura nel tempo a chi non sia militante 24 ore su 24 o già inserito nella struttura operativa dei radicali a stipendio. Siamo cioè chiamati solo a scucire soldi ( giustamente aggiungo) e applaudire il capo quando lui ci chiama ( metodo ingiusto e poco liberale dico io). Dissento inoltre dal fatto che il congresso è stato già impostato come evento che RATIFICA una  linea politica già definita al 99 % e si caratterizza più come una convention pubblicitaria della iniziativa di Pannella e Bonino e come tribuna e veicolo di propaganda che come sede di dibattito tra diverse posizioni interne al mondo radicale e liberale dal quale fare scaturire una mozione generale che, in realtà,  è già stata scritta e alla quale resta solo da togliere la dicitura “bozza” e limare qualche parola. E non mi si venga a parlare di “confronto “per favore. Sono decenni che seguo a fasi alterne il P.R. e  certe cose non me le bevo più ormai. Non mi sento infine per niente sminuito nel mio progetto di vita (e non di mera sopravvivenza come dice il Capo a Radio Radicale)  se segnalo questo mio dissenso con la non partecipazione al congresso di Tirana. Anzi proverò a continuare a essere radicale italiano e trasnazionale, qui a Roma, anche nei giorni del congresso continuando a coltivare il mio modus vivendi libero, liberale, liberista e libertario per una volta gioiosamente poco pannelliano e per niente boniniano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’augurare a tutti un buon congresso conto, anzi mi aspetto dai coraggiosi compagni che andranno a Tirana un congresso “robusto” che rilanci l’iniziativa transnazionale alla quale in futuro spero di poter dare il mio piccolo contributo di ostinato dissidente dei già dissidenti radicali. &lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83673328?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83673328'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83673328'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_27_archive.html#83673328' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83659540</id><published>2002-10-28T05:16:00.000-08:00</published><updated>2002-10-28T05:16:29.980-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Caro On. Marco Pannella&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come molti italiani che hanno incrociato il percorso politico radicale anche io ho ricevuto la Sua lettera di invito a partecipare e a sostenere la seconda sessione del 38° congresso del Partito Radicale Transnazionale che si svolgerà a Tirana, in Albania, dal 31 ottobre al 3 novembre 2002. Un congresso, è bene sottolinearlo, tutto autofinanziato dagli iscritti con il consueto rigore liberale. Lei ci comunica “ quasi privatamente”  un piccolo “scoop” giornalistico: per il 2002, si sono iscritti al PRT oltre sessanta deputati e senatori del Parlamento italiano (60 % del centro-destra e 40 % del centro-sinistra). Una notizia sorprendente che si aggiunge ai dati che vedono per l’Albania l’iscrizione al PRT di 5 ministri del governo in carica, 33 parlamentari dei vari partiti e un ex-Presidente della Repubblica. Molte e coraggiose sono le iniziative internazionali  in corso da parte dei radicali: dalla pluriennale campagna per la moratoria delle pene capitali alla battaglia di Emma Bonino contro le mutilazioni genitali femminili sino alla lotta per la globalizzazione della democrazia in medio-oriente ed in Africa come nel sud est asiatico. Ho anche ascoltato su Radio Radicale che Lei, nella sua carica di presidente-coordinatore del Partito Radicale, ha annunciato l'assunzione di responsabilità nella ricerca di "un contratto politico" con Silvio Berlusconi in qualità di capo del Governo in carica nella legislatura corrente, sul modello di quanto già fatto nel 1992 col governo Amato. "Noi riteniamo - Lei ha dichiarato- che il governo del nostro paese possa scegliere e dare un contributo importante in alleanza con noi" sulle questioni europee, ma anche sulla "sempre più necessaria riforma dell'Onu", e soprattutto sul fronte di lotta per la globalizzazione. Il presidente del Consiglio in visita in Albania ha già dato un' incoraggiante risposta preannunciando l'invio di una rappresentanza governativa ufficiale al congresso radicale e segnalandone la rilevanza politica e l'interesse per i  temi proposti. I tragici eventi in corso a Mosca hanno materializzato tutta l'attualità e l'urgenza del segnale che il P.R. ha voluto dare individuando non solo i Balcani ma anche  i territori dell'Est intorno al mar Caspio come "porte dell'Europa" e  terre di confine da conquistare alla democrazia e allo stato di diritto. Fin dalla metà degli anni novanta l'Europa e le sue istituzioni hanno fatto finta di non vedere negando alla pubblica opinione ogni scampolo di informazione riguardo la guerra in corso nel Caucaso, anche quando un giornalista "vero" come Antonio Russo ha pagato con la vita il suo tentativo di gettare luce sulle pratiche brutali dell'esercito russo in Cecenia. Oggi sono ben visibili le dimensioni internazionali di questo conflitto ma nessuna terapia convincente è stata proposta; anzi permane  l'ipotesi delle "mani libere" a Putin nel Caucaso in cambio dell'intervento Usa in Iraq. E' questa una visione della politica internazionale assai angusta che non è definibile nenche realpolitik ma assomiglia a un mero tirare a campare giorno per giorno di una comunità internazionale senza progetti, priva di ideali, impotente e pigra di fronte all'attacco del terrorismo internazionale contro il quale non servono i carri armati o le portaerei.&lt;br /&gt;Proprio a Tirana, il congresso del Pr approverà un progetto tecnico-giuridico per la costituzione dell'Organizzazione Mondiale delle Democrazie. Una proposta che Lei intende presentare alla conferenza intergovernativa della Comminuty of Democracies che si terrà in Corea del Sud, a Seul, pochi giorni dopo il congresso del Pr e che vede -sino ad oggi- la sonnolenta partecipazione di 100 governi democratici. "Su questo - Lei ha rivelato - abbiamo scritto a 18 governi, ai quali proponiamo di essere sostenitori della proposta che emergerà dal congresso radicale: lo stesso proposito avremmo col governo italiano." In base a tutto ciò, caro Pannella, è lecito aspettarsi -e io me lo auguro- che il congresso sia invaso letteralmente dai parlamentari italiani iscritti al PRT e non solo.  Più che la partecipazione dei militanti del piccolo popolo dei radicali italiani si rende necessaria una forte partecipazione di uomini delle istituzioni e dei parlamenti per dare forza e credibilità a un programma politico forse troppo ambizioso e dal respiro ideale così alto che contrasta in maniera netta ed irriducibile con la mediocre realtà del presente. Altri invasori dovrebbero assaltare il centro congressi di Tirana: in primis i ministri del governo italiano ma anche gli eurodeputati e i presidenti delle Regioni che hanno aderito alla giornata per la democrazia e libertà religiosa in Vietnam del 21 settembre scorso. E poi il Presidente della Commissione Ue, Romano Prodi e i nostri rappresentanti alla Costituente europea tra cui Giuliano Amato e Gianfranco Fini. Perché ? Proprio dal Consiglio d'Europa potrebbe nascere il primo nucleo della Comunità delle Democrazie. Per i politici europei è  una occasione irripetibile per incominciare a praticare ciò che spesso si auspica a parole  ma che le contingenze e i calcoli di opportunità politica dissuadono dal realizzare in concreto. Qualcuno ha invocato per il sistema politico italiano una “stanza dello scirocco”, un luogo di compensazione ove si possano mettere in cantiere le grandi riforme liberali delle istituzioni al riparo delle quotidiane e sterili contrapposizioni. Quale miglior luogo dell’arena radicale in quella terra di confine che è  l' Albania per far vivere uno spirito costituente che sia capace di uscire dai ristretti confini nazionali e abbracciare il più vasto orizzonte delle Europa e del mondo intero ?&lt;br /&gt;Luca Tentellini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83659540?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83659540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83659540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_27_archive.html#83659540' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83659039</id><published>2002-10-28T05:01:00.000-08:00</published><updated>2002-10-28T05:01:56.820-08:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Caporetto dell’informazione sulla guerra in Cecenia&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo stati bombardati di commenti, analisi ed  editoriali sulle prime pagine della stampa quotidiana nonché dalle zuffe e baruffe tra i soliti ospiti delle solite -presunte- trasmissioni di approfondimento in tv condotte dai soliti sapientoni tipo Gad Lerner. Oggi sappiamo praticamente tutto dei gas tossici per uso militare e della marca di cognac che la versione ufficiale attribuisce appartenere ai gusti del giovane capo-commando ceceno Barayev. Ma di notizie fresche da fonti attendibili e verificabili  su cosa succede veramente oggi  (non tre anni fa) nella piccola repubblica della Cecenia neanche a parlarne. Il quotidiano “Il Riformista” si è esercitato in un ardito editoriale secondo il quale l’azione nel teatro Dubrovka era  destinata a compromettere negoziati “segreti” tra il governo della federazione russa con fazioni dei separatisti ceceni alla ricerca di un compromesso. In questo quadro il presidente del governo-ombra della repubblica di Ichkéria  A.Maskhadov viene descritto come seriamente coinvolto con le sette musulmane whaabite e il fatto che egli e i suoi ministri siano stati eletti dal popolo (sia pure in condizioni non certo ideali) viene messo in discussione o considerato poco rilevante. Sarà anche tutto vero ma ci piacerebbe sapere esattamente da quali e quante fonti provengono queste notizie sulla cui base si costruiscono analisi e valutazioni geo-politiche. L’ultimo vero giornalista italiano che abbia svolto in situ (Georgia, Inguscezia e Cecenia) inchieste approfondite ed indipendenti è stato Antonio Russo. Ed infatti egli è stato ucciso e i nastri e i videotapes che il coraggioso reporter free-lance stava per inviare in Italia sono scomparsi. Sembra che informare la pubblica opinione con inchieste indipendenti per mezzo di giornalisti inviati sul campo sia diventato un optional. Certamente recuperare quasi quattro anni di silenzi e omissioni sul genocidio in corso a Grozny e dintorni non è facile ma rimanere sdraiati sulle notizie di agenzia per poi gettarsi a capofitto nella valutazione politica di fenomeni dei quali in realtà si conoscono pezzi o frammenti, magari di terza mano, ha il solo effetto di fare il gioco della “disinformazia” orchestrata dai servizi segreti russi i quali, sentitamente, ringraziano. Pochissimi in occidente sarebbero in grado di fornire un commento esauriente e documentato sulla guerra in Cecenia svolto in base a concrete esperienze e studi aggiornati ma, guarda caso,  sui giornali italiani le loro firme non campeggiano -in questi giorni- sulle prime pagine. Ad esempio il  filosofo francese André Gluksmann o Nodar Gabashvili, giornalista e storico georgiano autore del libro "Caucaso, Iugoslavia: guerre dimenticate e paci precarie" edito in Italia da Antonio Stango editore oppure  la celebre giornalista russa Anna Politkosvkaïa i cui reportage sono stati pubblicati in Francia. In realtà notizie da fonti attendibili non mancano; non gli si dà la dovuta evidenza perché esse sono indigeste per la politica filo-Putin dell’Unione Europea. Ci sono sicuramente molte buone ragioni per continuare una politica di apertura verso la Russia  ma nessuna giustificazione è valida o ammissibile  per consentire impunemente ad alcuno di continuare a censurare, storpiare o insabbiare la verità nel nome della convenienza politica.  La relazione annuale sui diritti dell’uomo, pubblicata il 4 marzo 2002 dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, definisce riprovevole l’atteggiamento della Russia in materia di diritti dell’uomo in Cecenia, dove le forze di sicurezza federali avrebbero ignorato ogni rispetto per i diritti umani fondamentali e vi sarebbero segnalazioni affidabili di gravi violazioni, tra cui numerose segnalazioni di esecuzioni extragiudiziali sia da parte del governo che dei combattenti ceceni. Nella relazione di Medici senza frontiere, pubblicata il 4 marzo 2002, si accusa la comunità internazionale di non essere in grado di opporsi al Cremlino, nè di proteggere la vita dei cittadini ceceni e neppure i loro diritti umani più elementari, sottolineando che quasi 200.000 ceceni vivono in condizioni sempre più precarie. In una dichiarazione rilasciata il 28 febbraio 2002 ( insieme ad un dettagliatissimo rapporto) dal gruppo Human Rights Watch, con sede a New York, si afferma che la brutalità delle forze armate russe in Cecenia ha superato ogni limite dopo gli eventi dell’11 settembre 2001 e che la carta bianca per la violenza nei confronti dei civili concessa alla Russia in quanto uno dei partner principali nella campagna contro il terrorismo guidata dagli Stati Uniti sta distruggendo quel poco di fiducia che i ceceni ancora nutrivano nei confronti di Mosca. Aslambek Aslakhanov, deputato della Cecenia alla Duma, ha dichiarato che le autorità russe non si sono attivate in alcun modo per ripristinare la qualità della vita in Cecenia e  afferma che circa l’80% dei fondi destinati alla Cecenia nel bilancio 2001 sono spariti. Nonostante tutto ciò durante la sessione invernale del 23 gennaio 2002, l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa non ha preso in considerazione alcuna sanzione nei confronti della Russia per aver violato i diritti dell’uomo in Cecenia e il relatore della sua commissione speciale, Lord Judd, ha dichiarato di aver constatato miglioramenti tangibili nel corso della sua visita nella regione. Nello scorso Aprile una Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione in Cecenia si esprimeva in termini così vaghi e generici da dare di fatto un definitivo nulla osta a Putin per fare e disfare la regione del Caucaso a suo piacimento nascondendosi dietro  ridicoli inviti alla Russia “a fornire un assistenza adeguata alle vittime del conflitto“ e “a creare condizioni favorevoli al rimpatrio dei rifugiati” riconoscendo “che la Russia ha adottato alcune misure costruttive al fine di indagare sulle violazioni dei diritti umani in Cecenia”. Ed infine: “..si compiace al riguardo dell'iniziativa dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa e della Duma di organizzare un forum denominato " Consiglio consultivo ceceno", il quale ha tenuto la sua prima riunione a Mosca in marzo e che si prefigge di creare un quadro per la ripresa dei contatti diretti tra il governo russo e i separatisti ceceni.”  Su questi fatti sarebbe utile aprire un dibattito che però nessuno vuole veramente affrontare. Più facile e comodo sfrugugliare sui legami tra i terroristi Ceceni e Al-Qaida che in verità sono noti da anni e di certo non costituiscono il nocciolo della questione ma una delle conseguenze della condotta russa nel Caucaso e della molle inazione degli europei.&lt;br /&gt;Luca Tentellini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83659039?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83659039'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83659039'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_27_archive.html#83659039' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83351455</id><published>2002-10-22T07:06:00.000-07:00</published><updated>2002-10-22T07:06:24.383-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Caro Silvio Berlusconi,&lt;br /&gt;                               Lei è in nostro Presidente del Consiglio dei Ministri. Ma non solo. Per tutti i cittadini di estrazione liberale Lei è anche l'uomo che ha salvato, nel 1994, il nostro paese da una pericolosa deriva autoritaria e giustizialista la quale  stava per condurre  la crisi della prima repubblica verso  un  autentico regime stalinista. E di questo, mi creda, tanti  Italiani Le sono grati. Oggi Lei presiede un governo di coalizione che gode in Parlamento di una formidabile maggioranza ed è alla  guida del  più grande partito politico nazionale di ispirazione liberale. Proprio nel momento in cui è  chiara la sfida posta a tutti noi dalla profonda e irreversibile trasformazione dell'assetto economico e politico mondiale avviatasi  nel 2001 e soprattutto grazie al Suo contributo, che ha ricollocato l'Italia tra i grandi protagonisti della scena internazionale, Lei ha una straordinaria, irripetibile, opportunità di innescare il grande processo riformatore di cui la nazione ha un immediato  bisogno per evitare un lento declino. Si ricorda, Caro Silvio Berlusconi, lo spirito del'94 ? Lei allora offrì agli italiani la prospettiva di una rivoluzione liberale, liberista e libertaria. Ma solo adesso, e io dico finalmente,  esistono i concreti strumenti esecutivi per dare seguito a quella straordinaria spinta ideale. Colga dunque l'attimo fuggente, Caro Presidente. Una stretta finestra che si offre nel breve arco della presentazione, discussione e approvazione della legge finanziaria.  Poi, le future scadenze elettorali delle elezioni per  rinnovo del Parlamento Europeo del 2004 e, di seguito, per il rinnovo di molti Consigli   delle Regioni e delle Provincie nel 2005  ci trascineranno -già  a metà del 2003-  nell'aspro clima politico di contrapposizione che caratterizza tutte le campagne elettorali. Un clima  di denigrazione e catastrofismo che, in verità, la sinistra ha voluto mantenere ancora oggi . Si sono intossicate troppo a lungo le coscienze e si è offuscata un' equilibrata conduzione della lotta politica democratica. Un modo di fare opposizione distruttivo e irresponsabile  a cui porre un deciso freno  rispondendo con lo strumento migliore che Lei ha a disposizione: i fatti. Fatti costituiti da una incisiva azione riformatrice che Lei può rendere subito reali raccogliendo l'invito che Le rivolgono autorevoli esponenti del mondo della scienza, della politica, della economia e delle istituzioni i quali Le scrivono: "...respinga gli inviti ipocriti a ulteriori rinvii e ponga mano ad una incisiva riforma della previdenza (..). E’ impensabile e ingiusto che una consistente manovra di bilancio – come quella necessaria per rispettare gli impegni europei, prioritari per l’avvenire del Paese – non includa il completamento delle riforma di un settore che da solo rappresenta un terzo della spesa corrente." Già nei giorni scorsi il governo ha avuto la capacità e il coraggio politico  di richiede agli imprenditori un piccolo sacrificio ed ha così rivendicato il suo ruolo super partes che si esercita nel superiore interesse di tutti i cittadini e non di potenti minoranze corporative.  La riforma della previdenza sociale porterà  in piazza l'opposizione dei girotondi guidata dai soliti  registi e  dai vari forcaioli. I sindacati organizzeranno massicci scioperi e imponenti cortei. La stampa, quasi tutta orientata a sinistra, avvierà  l'ennesima campagna catastrofista e massimalista. In televisione assisteremo a  innumerevoli dibattiti ove si terrorizzeranno i cittadini e si insinueranno inesistenti prospettive di miseria. In Parlamento verranno  presentati  migliaia di emendamenti con un disperato filibustering accompagnato da  proclami altisonanti. Lor signori proseguiranno in ogni caso  a fare le stesse cose a cui abbiamo già assistito in passato, cose che continuano a fare oggi e che hanno già  preannunciato per il futuro.  Stia tranquillo caro Presidente. Milioni di cittadini che non sono usi ad andare in piazza un giorno sì ed uno no per agitare un cappio e urlare improperi all'indirizzo della  Sua persona  capiranno. Le hanno dato fiducia nell'urna elettorale. Hanno solo di nuovo bisogno di buoni motivi  (adeguati al difficile momento che viviamo) per rinnovarLe  il loro appoggio e testimoniare il loro sostegno  a quella rivoluzione liberale a cui in molti, ancora oggi, crediamo.&lt;br /&gt;Luca Tentellini&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83351455?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83351455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83351455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_20_archive.html#83351455' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83300711</id><published>2002-10-21T08:28:00.000-07:00</published><updated>2002-10-21T08:28:51.056-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Qualche cosa di sinistra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mai nel recente passato all’interno dei partiti e nei movimenti della sinistra la cultura liberale, laica e socialista era stata emarginata, umiliata ed esclusa così come oggi. Bisogna tornare all’epoca della guerra fredda per ritrovare l’attuale clima di demagogia e di furiosa  propaganda che ha contagiato persino il solitamente compassato gruppo dirigente della quercia. “Favorevoli ad Enduring freedom un anno fa, contrari oggi alla missione degli alpini in Afghanistan. Nessuna contraddizione” - ha dichiarato, serafico, Luciano Violante. Per il capogruppo Ds a Montecitorio, sarebbe un errore appoggiare la campagna Usa in questo delicato momento. “Bisogna rafforzare invece la missione Isaf”, che è sotto il diretto comando dell'Onu. La decisione presa il 30 settembre scorso dal direttivo della Quercia, avrebbe l’alibi della “coerenza”. ”Noi -rileva l'ex presidente della Camera- siamo coerenti nel dire che vogliamo che le truppe italiane garantiscano la sicurezza e lottino contro il terrorismo sotto l'egida dell'Onu”. C’è qualche cosa di mostruoso e perverso in questo vicolo cieco in cui si infila la opposizione parlamentare grazie ai democratici di sinistra. Una commistione di cinismo politico, antico bagaglio ideologico, sedimentazione di vecchie identità e culture mai superate, moralismo e autocompiacimento. Una simile condotta politica è in palese contrasto con l’interesse nazionale e, oltre all’evidente masochismo, cerca di strumentalizzare ad uso interno il necessario proseguimento dell’impegno del paese  nelle operazioni di peace-keeping, peace-enforcing e anti-terrorismo già deliberato d’intesa con i paesi alleati e le istituzioni internazionali al tempo dei governi dell’Ulivo grazie al voto favorevole del Polo della Libertà. Per capire a fondo le motivazioni che sono alla radice di un comportamento così irresponsabile del più grande partito della sinistra storica, che aspira a tornare al governo del paese, gli strumenti della tradizionale analisi politica non sono sufficienti. Bisogna allargare il campo di indagine per cogliere i tratti di una vasta operazione mediatica e culturale che ha riportato i militanti e i gruppi dirigenti post-comunisti a compiere un salto all’indietro di almeno venti anni. Mandare in Afghanistan i nostri ragazzi con un voto parlamentare a semplice maggiornaza governativa che vede i partiti dei Ds e della Rifondazione Comunista sostanzialmente affiancati nel dire “no” non è solo la dispersione di un patrimonio di credibilità e affidabilità faticosamente costruito. E’ soprattutto la riscossa di sentimenti primordiali solleticati e risvegliati  dalla dissennata campagna giustizialista dei girotondi che si è saldata con pacifismo tout court di Gino Strada e il sindacalismo massimalista di Sergio Cofferati. E’ un voto che i gruppi parlamentari di opposizione credono di fare con la testa ma che compiono, in realtà, con lo stomaco. E qualunque sia l’esito della mediazione  cercata da parte della Margherita per conseguire una posizione comune dell’Ulivo che converga in una mozione unitaria il danno è fatto. Al di là dei consueti contorcimenti verbali, dei sofismi lessicali e dei distinguo di maniera rimane in evidenza una netta presa di distanza dei Ds dagli  impegni internazionali che il paese ha preso da tempo in ambito atlantico e ai quali deve ottemperare per mantenere il suo ruolo nell’ambito delle alleanze vigenti. L’Onu non è che un pretesto. L’obiettivo è sempre e solo uno: Silvio Berlusconi. E se il Presidente degli Stati Uniti è non solo un alleato dell’Italia ma si dichiara anche un amico del Cavaliere, l’America torna ad essere il simbolo del Male assoluto. I soliti intellettuali, inseguiti e dai gruppi dirigenti dei partiti dell’Ulivo, hanno messo in moto un meccanismo ideologico che adesso neanche chi lo ha promosso e perseguito riesce più a frenare o almeno a ridimensionare. Il climax si è raggiunto con il libro di Giorgio Bocca “Il piccolo Cesare”. Nella sua rubrica "l'amaca" del 26 settembre scorso Michele Serra afferma di condividere l'opinione di Bocca secondo cui con i berlusconiani non e' possibile avere rapporti di alcun tipo. "Estraneità antropologica", "extra-italianita'", "estraneità e disprezzo", questi i concetti di Serra che introducono al botto finale: "L'Italia delle convention, del cerone e dei fondali azzurri non e' il paese, buono o cattivo che sia, dove abitiamo noi. Non e' più neanche la politica, e' lo sguardo quotidiano a impedirci, i berlusconiani e i non, perfino di sentirci concittadini.". A fronte di tanto scempio anti-democratico che non esitiamo a definire di ispirazione autoritaria l’ on. Antonio Palmieri di Forza Italia ha replicato: “Sono parole terribili, che bollano come non italiani e in fondo come esseri umani di tipo inferiore 11 milioni di elettori di Forza Italia. Sono parole che fanno male, cari concittadini Bocca e Serra, e che non ci appartengono. Siamo avversari, non nemici.  Noi e voi siamo esseri umani e siamo italiani. Le vostre parole ricordano "la nuova guerra civile interna alle menti" evocata da Paolo Mieli il 18 settembre. Ci auguriamo, cari concittadini Bocca e Serra, che nessuna mente, prendendo sul serio le vostre terribili parole, voglia tramutare la guerra civile in realtà. “ Una mano tesa che in Parlamento gli ex-comunisti sono pronti a tagliare senza remore. Ma la ciliegia sulla torta  della regressione in chiave paleo-marxista dell’opposizione l’ha confezionata l’on. Fausto Bertinotti segretario del partito della Rifondazione Comunista con un capolavoro di negazionismo storico in chiave anti-Berlusconi e anti-America. Solitamente avversario intransigente, duro  ma leale egli ha tenuto la scorsa settimana a Roma un comizio infiammando la platea con lo slogan: “ Saddam Hussein è una creatura degli americani. L’hanno creato loro”. E non si tratta di una legittima interpretazione di parte della storia ma di un suo completo e radicale travisamento. Una tossina letale per le menti, un’esaltazione dell’odio “ a priori “ ove i fatti non hanno posto. I fatti si devono piegare alla ideologia, alla linea del partito. Nella versione bertinottiana della storia contemporanea si è eclissato lo storico accordo (e l’amicizia dichiarata) tra Jacques Chirac e Saddam Hussein per le forniture di petrolio in cambio di armamenti e tecnologie industriali. Dimenticato il reattore nucleare irakeno interamente costruito dai francesi (che fornirono anche l’uranio fortemente arricchito utile allo sviluppo di ordigni nucleari) e  che fu distrutto, per fortuna, dagli Israeliani. Mai esistito l’enorme flusso di finanziamenti e forniture civili e militari provenienti dall’Unione Sovietica. Oblio per la squallida vicenda del “supercannone” e per il lungo interscambio con industrie della Repubblica Federale di Germania. E per quanto riguarda l’Italia dei governi consociativi degli anni ottanta riportiamo il testo di due interrogazioni parlamentari presentate negli anni 1982 e 1986 da parlamentari radicali ( tra cui spicca l’on. Francesco Rutelli!): Interrogazione a risposta scritta dell’ 8 novembre 1982   presentata dall’on. Cicciomessere - Ai Ministri degli Affari esteri, dell'Industria, Commercio e Artigianato, delle partecipazioni statali e del commercio con l'estero - Per sapere se risulta confermata la notizia di un contratto che la Technimont di Milano, del gruppo Montedison, starebbe per firmare con la compagnia irakena State Establishment of Pesticide Production per la costruzione di una stabilimento per la produzione di insetticidi di tipo Paraoxon e Amiton. Risulterebbe inoltre che la produzione di insetticidi dovrebbe in realtà coprire la realizzazione di armi chimiche. Per sapere, nel caso in cui la notizia risultasse confermata, quali iniziative si intendano adottare per impedire il perfezionamento del citato contratto. Interrogazione a risposta scritta del 2 dicembre 1986  inoltrata dai deputati   Bandinelli, Calderisi, Corleone, Pannella, Rutelli, Stanzani Ghedini, Teodori e Tessari.- Ai Ministri degli Affari Esteri e della Difesa - Per sapere (...) se corrisponda a verità che una nota ditta di prodotti chimici italiana abbia istallato in Irak una fabbrica per la produzione del disinfestante Parathion; quale ruolo abbia avuto, nelle trattative relative, il Governo italiano; se, infine, corrisponda a verità che gli impianti in questione potessero con grande facilità, grazie a una insignificante modificazione della formula chimica, passare dalla produzione di Parathion (del resto così altamente tossico da essere stato da tempo ritirato dal commercio in Italia) a quella di gas nervino per utilizzazione militare. Nessuno ha mai risposto. E oggi alla corta memoria di un segretario di partito comunista si affianca il partito democratico, socialista ed europeista di Massimo d’Alema che da presidente del Consiglio dei Ministri  ha inviato in Kosovo i cacciabombardieri dell’Areonautica Militare Italiana in missione di attacco al suolo sotto le bandiere della Nato.  Conclusione: le bombe sono buone solo se a sganciarle sono quelli che “dicono qualcosa di sinistra”.&lt;br /&gt;Luca Tentellini&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83300711?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83300711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83300711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_20_archive.html#83300711' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83166875</id><published>2002-10-18T06:25:00.000-07:00</published><updated>2002-10-18T08:01:49.000-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>MENTRE NEGLI STATI UNITI CI SI APPRESTA AD APRIRE ALLA RICERCA SUGLI EMBRIONI E VENGONO CONFERITI I NOBEL PER LA MEDICINA ALLE SCOPERTE SULLE CELLULE di Sydney Brenner (Uk), Robert Horvitz (Usa), John Sulston (Uk) L'UNIONE EUROPEA  STABILISCE LA MORATORIA DEL SOSTEGNO FINANZIARIO ALLA SPERIMENTAZIONE SU EMBRIONI UMANI. VINCE LA POLITICA ANTI SCIENTIFICA  DEL VATICANO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Torna a soffiare in America il vento della libertà di scienza e di coscienza. Dopo le timide aperture dell’anno scorso e nel pieno della polemica avviata da Nancy Reagan per potenziare a vasto raggio i fondi federali per i progetti di ricerca anche gli esperti legati alla amministrazione Bush hanno rotto il ghiaccio con dichiarazioni che preludono a una possibile inversione di rotta. Il Dr. Michael Gazzaniga, membro del consiglio presidenziale  di bioetica di Washington D.C. e specialista in neuroscienze,  si è dichiarato favorevole al proseguimento degli studi sui blastociti invocando la evidenza scientifica: lo  zigote fecondato e segmentato (inizialmente detto morula), sino ai 16-18 giorni della sua fase evolutiva, si trasforma in un insieme di cellule indifferenziate ai primi stadi dello sviluppo dette blastociti. La fase organo - formativa del processo di embriogenesi, sacralizzata dai cristiano fondamentalisti,   si sviluppa solo in seguito. Anche il Dr. Martin Freeman del Laboratorio di neurofisiologia della Università di Berkeley, California ha apertamente sostenuto la necessità e legittimità di proseguire la ricerca sugli embrioni umani nella prima fase di sviluppo mettendone in evidenza le grandi potenzialità. Sembra proprio una risposta alla grande eco sui media che aveva riscosso la pubblica denuncia dell’attore statunitense Christopher Reeve, il celebre interprete di Superman rimasto paralizzato nel 1995 dopo una caduta da cavallo. Con più vigore di Nancy Reagan l’attore americano aveva accusato il presidente Usa, George Bush, ed i cattolici di ostacolare la ricerca sulla clonazione e sulle cellule staminali che potrebbe , un giorno, di consentirgli di recuperare la mobilità degli arti inferiori. “Se avessimo avuto l’appoggio finanziario dell’Amministrazione ad un intensa attività di ricerca sulle cellule staminali sin dal 1998, quando sono state isolate all’Università del Wisconsin, non penso sia irragionevole pensare che ora avremmo  i primi studi clinici”. “C'è una grave violazione della separazione tra lo Stato e la Chiesa nell'ambito del dibattito su questa tecnologia”, ha detto Reeve in un'intervista pubblicata sul quotidiano britannico The Guardian il 17 settembre.  E non è un caso  che ieri a Copenaghen il premio Nobel per la medicina  sia stato assegnato a Sydney Brenner (Uk), Robert Horvitz (Usa), John Sulston (Uk) per aver aperto, con i risultati delle loro ricerche, la strada alla comprensione dell'intero ciclo vitale della cellula, dall'ovocita fecondato all'embrione, fino all'organismo adulto e alla morte cellulare. Gli studi di Brenner, Horvitz e Sulston hanno aperto una visione innovativa  della biologia della cellula. Le loro scoperte   hanno avuto  ricadute importanti sulla ricerca biomedica e promettono di avere applicazioni e sviluppi di primo piano nella comprensione dell'origine di molte malattie. Gli studi sulla regolazione genetica degli organi e la morte cellulare programmata, condotti dai tre Nobel, hanno dato vita a nuove opportunità a di comprendere l'origine di molte malattie, come quelle genetiche e i tumori. Negli Usa la situazione è quindi in piena  evoluzione e le dimensioni del fenomeno sono impressionanti . Dagli interventi di fecondazione assistita derivano attualmente più di 200.000 embrioni non utilizzati per il reimpianto. Questi embrioni restano congelati nei numerosi laboratori sparsi nel continente nordamericano, in attesa che si decida il loro destino. Nessuna legge federale o locale stabilisce quale sia il limite temporale per la loro conservazione, e ciascuna coppia può, ad oggi, decidere se conservarli per usarli in futuro, donarli ad altre coppie o destinarli alla ricerca, oppure chiederne la distruzione. Da poche settimane le prime 10 fiale di cellule staminali embrionali hanno lasciato il Center for Reproductive Sciences della University of California di San Francisco (UCSF). I tecnici, dopo averle impacchettate in contenitori pieni di ghiaccio secco le hanno inviate ai laboratori di Los Angeles, Pittsburgh, Boston e Bethesda. La UCSF ha infatti ricevuto lo scorso maggio, un finanziamento di 800.000 dollari dai National Institutes of Health, ai fini di espandere le linee di cellule staminali embrionali in suo possesso e distribuirle ai ricercatori autorizzati. Che cosa avviene invece in Italia e nel resto d’Europa? Mentre Il Parlamento italiano si appresta a varare la normativa di regolamentazione della procreazione medicalmente assistita l'Europa dice ancora no alla sperimentazione scientifica  sull’embrione umano per l’uso terapeutico di cellule staminali embrionali. Per l’Europa si tratta di una “moratoria”  decisa la scorsa settimana a Bruxelles a seguito di un negoziato durato mesi, e che ha avuto come oggetto del contendere la disponibilità di fondi europei di sostegno per la ricerca scientifica per il periodo 2002-2006. La chiave d'intesa in sede Ue è stata quindi la convergenza su un orientamento volto a conseguire la limitazione “de facto” della libertà di ricerca in base a principi ideologici, fortemente voluto dal Vaticano, che si è tradotto nella garanzia che fino a tutto il 2003, non potrà essere finanziato alcun progetto che utilizzi embrioni umani o cellule staminali derivanti da embrioni umani. Unica eccezione: l'utilizzo di cellule staminali o linee di cellule staminali già esistenti. "In nessun modo consentiamo - ha spiegato ai giornalisti il sottosegretario di stato per l'istruzione e la ricerca scientifica Guido Possa - che per fini di ricerca si utilizzino embrioni umani direttamente o indirettamente determinadone la distruzione". "Consideriamo - ha aggiunto - che un embrione umano è un essere vitale che ha la potenzialità di diventare un essere umano: questa potenzialità gli conferisce un carattere di particolare rilievo, un carattere sacro". Vengono quindi ricalcate in pieno le linee guida della Chiesa Cattolica in materia di bioetica. Su queste decisioni prese in sede di unione europea non solo ha pesato il  pressing clericale ma si scontano anche le  gelosie e  le rivalità tra gli scienziati  di cui si è fatto portavoce lo stesso Ministro della Salute Girolamo Sirchia il quale si era da tempo schierato con vigore “talebano” e aveva usato la mano pesante attaccando la posizione laica e pragmatica del premio Nobel Renato Dulbecco (uno dei padri del progetto genoma). In particolare, il promettente lavoro di ricerca sulle cellule staminali adulte condotte dall’Istituto San Raffaele di Milano -sostenuto finanziariamente anche dalla Bmw Italia- ha indotto a considerare, in alcuni ambiti scientifici e istituzionali, il problema degli embrioni come fumo negli occhi. Ma oggi, con la necessità di fare fronte alla situazione reale, il sottosegretario Possa ha tenuto a precisare che non saranno escluse nè le ricerche su embrioni umani, nè quelle sulle cellule staminali ad una data antecedente a quella odierna. Questo, in tutta evidenza, per salvare in extremis il lavoro di molti istituti di ricerca europei che hanno in corso importanti lavori sperimentali sulle linee di cellule staminali embrionali. Per l’Italia  si tratta di capire quale sarà l’esito finale dell’iter parlamentare del disegno di legge numero 1514 in discussione al Senato. Un provvedimento controverso che ha già ottenuto un voto favorevole alla Camera il quale è stato caratterizzato, dopo un aspro dibattito, dalla ricomposizione -trasversale ai partiti politici- del fronte cattolico. Se il Senato licenzierà il testo nella sua attuale stesura la legge vieterà la clonazione terapeutica e gli studi sugli embrioni soprannumerari e renderà difficile, per non dire in pratica impossibile,  la fecondazione eterologa medicalmente assistita per le coppie sterili. Sono attualmente in corso, presso la commissione del Senato , le audizioni degli esperti del settore tra cui il celebre ginecologo prof. Flamigni il quale ha fatto già rilevare che porre un limite alla produzione di soli tre ovociti per il conseguimento della fecondazione assistita avrebbe pesanti e paradossali conseguenze . Si parla cioè di  sottoporre  a un complesso  procedimento terapeutico la donna che richiede, dopo un lungo ed estenuante iter burocratico, un trattamento fecondativo che prevede la stimolazione, il prelievo e il reimpianto.  Avere a disposizione solo tre tentativi, in base al repertorio statistico della casistica passata, comporterebbe un terribile paradosso: le donne più giovani sarebbero favorite a svantaggio di quelle di maggiore anzianità (proprio  le più interessate a questo trattamento) le quali si sottoporrebbero a un ciclo di interventi rischioso e comunque doloroso con, in partenza,  scarse speranze di successo. Oltre a queste incongruenze il disegno di legge italiano mette  un severo limite alla tradizionale capacità di autoregolazione e disciplina propria del settore della ricerca scientifica nel campo degli studi sugli embrioni umani. "Non mettiamo un bavaglio alla ricerca - si è preventivamente difeso Possa- la posizione italiana è in linea con quella assunta del presidente Usa George W. Bush e che attualmente vi sono una settantina di linee staminali che si possono moltiplicare ai fini della ricerca". In pratica : gli embrioni umani prodotti negli scorsi anni ai fini fecondativi per le coppie sterili, non utilizzati, oggi in stato di conservazione  criogenica e quindi denominati soprannumerari (circa trentamila) non potranno essere studiati dai ricercatori per sperimentare possibili terapie finalizzate alla cura di malattie quali la sclerosi laterale amiotrofica e numerosissime altre patologie degenerative. Un prezioso patrimonio per l’umanità è destinato presto a deteriorarsi irreversibilmente nei contenitori criogenici di azoto liquido con l’imprimatur della Santa Sede. Agli scienziati resta solo la strada delle cellule staminali “adulte” prodotte dai tessuti di donne e uomini la cui potenzialità  di  “apprendimento”, corredata di diversi effetti collaterali indesiderati, è meno ampia rispetto alle cellule staminali embrionali e, di conseguenza, il percorso della ricerca scientifica sarà non solo più lungo nei tempi ma dovrà proseguire già “zoppo”  in partenza. A tale proposito Luca Coscioni, Presidente di Radicali Italiani e autore di una avvincente autobiografia sul suo percorso umano e politico dal titolo “Il Maratoneta” ha dichiarato: “Mi permetto di ricordare al vice ministro Possa che fino a non molto tempo fa erano i cadaveri ad essere sacralizzati e i medici che li studiavano a finire sul rogo. (..) Domando a Possa come possa considerare persona cellule osservabili solamente al microscopio. L'embrione non può essere equiparato all’individuo.” ln Spagna il  primo ministro José Maria Aznar si è fatto promotore di una vera e propria crociata per ottenere il divieto assoluto della clonazione terapeutica . Il capo del Governo conta di avere l’appoggio degli Usa e del Vaticano e, in seno all’Ue delle componenti cattoliche più oltranziste del Ppe. A chi difende le indagini con le cellule staminali embrionali “nascondendone  i suoi rischi” viene lanciata l’accusa di essere una persona irresponsabile: e’ quanto ha dichiarato con durezza il ministro della Sanità, Ana Pastor, sottolineando che non sarà consentito alcun uso scientifico degli oltre 40 mila embrioni congelati che ora sono conservati  nei laboratori delle cliniche che praticano la riproduzione assistita. Ben altro effetto ha avuto in Inghilterra la linea di apertura alla ricerca e contemporaneo severo monitoraggio dei suoi progressi propugnato dal premier Tony Blair.  La prima banca delle cellule staminali in Europa verrà  istituita in Gran Bretagna e sarà operativa entro un anno. Il National Institute for Biological Standards and Control (NIBSC), un' agenzia governativa che svolge controlli di qualità  dei materiali medicali e farmaceutici, ha ottenuto un finanziamento di oltre 2,6 milioni di sterline (circa 4 milioni di euro) dal Medical Research Council. Il progetto annunciato dalla Banca -che conserverà cellule staminali prelevate da embrioni umani e anche da adulti- e il successivo nulla osta del Governo, hanno dato l’avvio a polemiche e dibattiti. Un comitato composto da scienziati ed esperti di bioetica elaborerà un codice di condotta per regolamentare l’attività della banca. Sir George Radda, direttore del Medical Research Council,  ha dichiarato: "la ricerca sulle cellule staminali apre importanti prospettive per la cura di molte gravi malattie e permetterà ai ricercatori di esplorare il loro enorme potenziale in un ambiente controllato”. Le patologie che si prevede di sottoporre a trattamento sperimentale con le cellule staminali potrebbero essere, tra le altre,  il morbo di Alzheimer e il diabete. Lord Hunt , Il ministro per la Salute del governo di Sua Mestà ha espresso pieno appoggio all’iniziativa : "la banca di staminali sarà la prima in Europa. La ricerca sulle cellule staminali ha in se' un enorme potenziale per fornire nuove terapie per patologie ora incurabili, ma agli scienziati servirà ancora molto tempo per condurre le ricerche e conseguire gli obiettivi.”&lt;br /&gt;LUCA TENTELLINI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83166875?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83166875'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83166875'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_13_archive.html#83166875' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83110493</id><published>2002-10-17T03:14:00.000-07:00</published><updated>2002-10-17T03:14:24.163-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>Il re è nudo&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il re è nudo. L’inadeguatezza strutturale, non congiunturale, del nostro sistema economico e finanziario nel stare al passo della competizione internazionale è uscita dal dibattito ristretto degli addetti ai lavori per incarnarsi nel  tragico declino del simbolo dell’industria nazionale: l’automobile. Niente catastrofismi per carità. Un bagno di sano realismo  quello sì che si rende indispensabile. Possiamo scegliere: o la nazione si avvia verso un lento e progressivo declino, mitigato -oggi- dal rinvio alle generazioni future del saldo dei debiti contratti  in passato oppure la si smette di rinfacciare sempre la pagliuzza nell’occhio altrui per non vedere la trave che grava sulla propria orbita e si fa la propria parte ( leggi: il proprio dovere) . Altro che poteri forti. Tutto in Italia è all’insegna del pensiero debole, o meglio, dell’insostenibile leggerezza dell’essere. E’ debole la politica: la opposizione parlamentare ha gettato la spugna persa nella bolgia delle sue divisioni interne e la coalizione dei partiti di governo si è inventata motu proprio una  “opposizione di governo” tutta domestica, anzi familiare, concepita all’insegna di antiche nostalgie e attualissime gelosie. Mille talpe cieche e irriconoscenti scavano alacremente sotto il terreno che il Cavaliere gli ha generosamente donato. E il Presidente Ciampi  non ha perso l’occasione e si è reso protagonista a tutto campo aggiungendo debolezza a ciò che già era di scarsa consistenza. Il Capo dello Stato prima va a trovare Gianni Agnelli, “ ben presente a se stesso” e poi via con un diluvio di esternazioni sulla concertazione, il mezzogiorno, l’occupazione, la scuola eccetera. E subito, guarda caso mentre la finanziaria va in Parlamento, arriva la mazzata dalla Fiat -auto: o ci date i soldi o chiudiamo, licenziamo e vendiamo. Vedetevela voi.  E i sindacati ?  Un disastro. La Cgil, sedotta e abbandonata da Cofferati, va incontro all’ennesimo sciopero generale con motivazioni tutte politiche e l’unica certezza di contribuire ulteriormente alla diminuzione del prodotto interno lordo. Cisl e Uil invece di farsi promotori della share economy  -approfittando del Patto per l’Italia- si perdono all’inseguimento di vecchie logiche stataliste. Anche il Governatore della Banca d’Italia Fazio  ci mette del suo: va a Capri al convegno dei giovani industriali e ci presenta il compitino ellittico e forbito di un suo piano di governo  del tipo: quanto sarei bravo se fossi il Presidente del Consiglio. Peccato che il nostro sistema finanziario non sia del tutto immune dall’aver contribuito alla situazione  presente del Sud del paese e che le nostre amate banche siano  coinvolte in pieno, con enormi esposizioni,  nella crisi Fiat e non solo. Ma nel Belpaese  sono sempre gli altri i responsabili  da bacchettare e redarguire. In apparenza forte ma in realtà debolissimo è il  presidente di Confindustria D’Amato. Salito in vetta grazie ai peones delle piccole e medie imprese e guardato con diffidenza dal grande capitale era partito lancia in resta con un ambizioso e coraggioso piano di riforme e innovazioni liberiste. Ampia credibilità quindi per incalzare governo e politica sul versante delle riforme. Ma prima deve incassare la sberla di Berlusconi che gli presenta a freddo il decreto sulla Dit e Superdit. Poi deve fronteggiare la rivolta dei suoi sponsor principali che vedono, in Finanziaria, trasformate le agevolazioni della legge 488 in prestiti da restituire e tutto il pacchetto degli incentivi  per le imprese posto sotto il temuto controllo centralizzato del ministero dell’economia e delle finanze. Apriti cielo. Purtroppo l’epica lotta per sfuggire al rullo compressore di Tremonti si infrange subito contro l’imperativo della crisi Fiat. Il  ministro del Welfare Maroni ha, con malizia, smontato  l’impeto riformatore di D’Amato osservando: come si fa a invocare la mobilità lunga, la cassa integrazione a zero ore, i pre-pensionamenti e contemporaneamente fare fuoco e fiamme per la riforma delle pensioni di anzianità  e l’innalzamento dell’età pensionabile ? La vendetta è un piatto che si serve freddo. I big di Confindustria hanno servito, attraverso il ricatto Fiat, una bella polpetta avvelenata non solo al governo ma anche al loro giovane presidente che li aveva spodestati da trono con vigore. I nostri grandi capitani d’industria quando si concedono alla stampa invocano rigore, riforme e investimenti in ricerca e sviluppo. Quando devono scegliere come impiegare i propri capitali però, negli scorsi anni, molti si sono rifugiati in comode e lucrose nicchie dalla rendita sicura. Il rischio d’impresa e la scommessa dell’investimento nell’innovazione tecnologica meglio lasciarli agli altri. E’ il caso di Tronchetti Provera il quale, venduto un settore High Tech del gruppo Pirelli, ha reimpiegato parte degli enormi ricavati nel settore immobiliare. Il  vecchio, solido mattone insomma come grande frontiera dello sviluppo industriale. Per renderlo più appetibile lo hanno chiamato con un termine anglosassone: Real Estate &amp; property management. Che figo ! Che dire inoltre del gruppo Olivetti-Telecom?  Un debito sul bilancio consolidato del gruppo pari a una manovra finanziaria (sia verso le banche che in obbligazioni ) all’inizio del 2002. Tutti zitti però. Facile dare garanzie di solidità quando si ha il privilegio di bastonare la concorrenza in qualità di unici proprietari della rete telefonica terrestre e si incassano dagli italiani miliardi di euro ogni bimestre grazie alle eterne bollette del canone Telecom. Un sogno di ogni imprenditore fattosi realtà: comprare aziende facendo grandi debiti e poi, con calma, ripianare e risanare senza avere il fastidioso fiato sul collo dei creditori. E il coraggioso gruppo Benetton: dalle magliette alla società Autostrade. Generosi e sicuri clienti tutti i giorni i fila ai caselli. Che volete di più ? Allora perché stupirsi se il sistema-paese ha il fiato corto? Si lasci alla politica ciò che è della politica. Il Parlamento può e deve licenziare la legge Finanziaria senza l’assillo delle “concertazioni” con chi rappresenta solo interessi particolari per dare invece forma e sostanza al mandato elettorale. Se la politica torna autonoma essa riacquista forza ed efficacia.  Gli imprenditori facciano la loro parte e dunque intraprendano con i loro capitali di rischio ricordandosi che negli Usa, anche nel corso della crisi economica, la produttività è aumentata. Se è vero che non pochi managers hanno rubato si vede che in America qualcuno ha anche investo. E ha investito bene puntando su ricerca, sviluppo e tecnologie innovative. Per l’impresa italiana  è’ giunta l’ora dell’ultima buona occasione per troncare il cordone ombelicale dallo Stato-padrone che tutto risolve, appiana ed assorbe. A Roma si dice: non c’è trippa per gatti!  E a guardare il bilancio dello Stato mai proverbio è stato più calzante con la realtà. &lt;br /&gt;Luca Tentellini&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83110493?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83110493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83110493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_13_archive.html#83110493' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83070490</id><published>2002-10-16T10:19:00.000-07:00</published><updated>2002-10-16T10:19:00.166-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>OLTRE LA FINANZIARIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inizia l’assalto alla diligenza. Confindustria, sindacati ed enti locali sono usi a predicare bene e razzolare male: appena gli si presenta un quadro coerente e non assistenzialista dell’uso delle risorse e delle politiche sociali si stracciano le vesti, si rimangiano gli appelli e i richiami al rigore, alle autonomie contro lo stato padre-padrone,  alla libertà di impresa e si presentano al portone di Palazzo Chigi con il piattino in mano per prolungare l’era dei sussidi e finanziamenti a fondo perduto. In verità il ministro Tremonti si trova nella condizione di rispondere alle complicate esigenze di un governo di coalizione tra partiti ove coabitano diverse anime da quella liberista a quella statalista-corporativa e, nel contempo,  stretto dai frangenti di una perdurante stagnazione economico-finanziaria globale,   deve dare una sonora sberla all’economia nazionale scommettendo sul futuro per non dover, da subito, usare la mano davvero pesante. Quale è il muro che limita gli spazi di manovra governativi è presto detto. Per raggiungere l'obiettivo del 105% nel rapporto fra debito della pubblica amministrazione e Pil nel 2003, fissato nella nota di aggiornamento al Dpef, mancherebbero 22 miliardi di euro. Questo emerge dal dossier sulla nota di aggiornamento curato dal Servizio Bilancio della Camera dei Deputati. L’aggiornamento del Dpef di luglio scorso non effettua la revisione delle stime dell'andamento tendenziale del rapporto debito/Pil ma indica solo gli obiettivi programmatici. Sulla base delle stime quindi tutt’ora “ufficiali” il valore tendenziale potrebbe essere aggiornato ad un livello pari ad almeno il 109,2% (rispetto al 108,7% previsto)". L’entità dell'intervento necessario per colmare il divario fra l'andamento tendenziale del debito/Pil e l'obiettivo programmato "risulterebbe pari a circa 54,8 miliardi di euro (4,2 punti percentuali di Pil)". La legge Finanziaria, nella sua attuale stesura, prevede una correzione del Bilancio della Pubblica Amministrazione per 20 Miliardi di cui 8 miliardi di tagli alla spesa corrente, 8 miliardi di nuove entrate dal concordato fiscale e 4 miliardi di entrate finanziarie derivanti dalle operazioni di cartolarizzazione e altre operazioni a carico delle società Patrimonio dello Stato Spa e Infrastrutture Spa. Per conseguire l'obiettivo programmato  di indebitamento e fabbisogno del settore statale per il 2003, "al netto delle risorse necessarie agli interventi per lo sviluppo dell'economia che risulta pari a circa 12,4 miliardi di euro" ed un contributo di 20 miliardi di euro che e' atteso dal programma di privatizzazioni illustrato nel Dpef, "resta una differenza contabile di oltre 22 miliardi di euro". Quindi dal computo contabile complessivo  resterebbero oltre 2 miliardi di euro per far quadrare i conti. Si spera che il governo aggiorni con sollecitudine i dati tendenziali per poter ridimensionare con ragionevole certezza quest'analisi. Resta anche da capire se rimarrà invariato il  decreto fiscale (modifica della Dual Income Tax, del regime delle svalutazioni e del trattamento delle riserve delle società di assicurazione) varato pochi giorni prima della presentazione della Finanziaria, il cui gettito per le entrate fiscali è stato valutato dal Governo per il 2003 in circa 4 miliardi di euro, ma che stime più aggiornate indicano ammontare sino al doppio.  In totale, la Finanziaria del 2003 dovrebbe incrementare le entrate dello Stato di circa  16 miliardi di euro,  un punto e mezzo di PIL. La manovra netta sulle entrate pubbliche,  comprese le riduzioni dell'Iperf sulle famiglie ed imprese per circa 7,5 miliardi di euro (6 miliardi contabilizzati dalla relazione tecnica inviata in Parlamento), si attesta  fra i 9 e i 10 miliardi di euro. Da non sottovalutare però quanto detto dal responsabile per il programma di Forza Italia Renato Brunetta riguardo il probabile assestamento del Pil del 2003 a un realistico +1,5 , + 1,8 % anziché al + 2,3 % previsto dalla nota di aggiornamento al Dpef. Questo pone un’ipoteca sulla previsione contenuta nel Bilancio programmatico dello Stato di entrate tributarie nel 2003 per 341,7 miliardi pari al 26,2 % del Pil  a fronte di un totale di spese di 420 miliardi ( 32,2 % del Pil)  di cui 292,7  miliardi per sole spese correnti e 78,6 per interessi previste per il prossimo anno. Comunque le giri le cifre degli aggregati macroeconomici ci dicono una cosa sola: bisogna fare cassa e contemporaneamente procedere alle riforme strutturali. E’ quindi inevitabile aspettarsi non solo che il concordato fiscale si trasformi, nel corso dell’esame parlamentare della legge finanziaria a partire dal prossimo 31 ottobre, in un più ampio condono fiscale “tombale” generalizzato ma anche che sia presentato al più presto un più ampio piano di vendita del patrimonio immobiliare e fondiario dello Stato. Indispensabile inoltre inserire nell’elenco delle aziende di proprietà del Tesoro ( in tutto o in quota parte ) da privatizzare anche la Rai Radiotelevisione italiana che va venduta tutta, in  blocco e entro i prossimi diciotto mesi. Altrimenti la cifra di venti miliardi di proventi dalle privatizzazioni rischia di rimanere solo sulla carta di un Dpef già troppo violentato dalle durezze della congiuntura economica. E questo con buona pace del disegno di legge Gasparri e del suo sogno della Rai “public company” . Non solo, come suggerito nel luglio scorso dall’ex ministro Paolo Cirino Pomicino, per garantire alle Regioni adeguate risorse bisognerà concordare con le amministrazioni locali -sia in sede di commissione bicamerale che di conferenza Stato - Regioni- le linee guida di una legge di sanatoria per gli abusi edilizi i cui proventi andranno nelle casse di quelle Regioni che vi vorranno ricorrere tramite proprie leggi regionali e regolamenti. Purtroppo c’è poco da fare i moralisti. Anche a noi non piacciono i condoni e tutto ciò che non  rafforza il principo della certezza del diritto e la legalità. Ma qui vale il detto: a mali estremi estremi rimedi. Inutile e velleitario nascondersi dietro questioni di principio quando il portafoglio è drammaticamente vuoto. Sul discorso delle riforme strutturali ( leggi pensioni) rimandiamo ad analisti ben più autorevoli di noi, anche dell’area della Casa delle Libertà, che insistono oramai quotidianamente sull’argomento. Ci limitiamo a ricordare al ministro del Welfare Maroni che la corresponsione di pensioni da parte dello Stato è prevista per il 2003 al 29,6 % della spesa pubblica. Questa sì che è la vera questione morale che investe il presente e il futuro della nazione.&lt;br /&gt;Luca Tentellini&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83070490?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83070490'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83070490'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_13_archive.html#83070490' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861465.post-83070304</id><published>2002-10-16T10:14:00.000-07:00</published><updated>2002-10-16T10:14:58.443-07:00</updated><title type='text'></title><content type='html'>I nuovi mostri della tv&lt;br /&gt;Ribellarsi è giusto. Ecco un fortunato slogan del ‘68 che oggi ritorna più che mai attuale. Sulle pagine di questo piccolo giornale, nelle scorse settimane, non sono certo mancate le critiche  sulla -pessima- qualità della programmazione televisiva nella stagione in corso. Opinioni libere, a volte caustiche o ironiche in altre occasioni vibranti di indignazione a causa della delusione che pervade tutti noi, convinti sostenitori della società aperta dopo le tante, troppe  aspettative non corrisposte. Nessuna richiesta occulta di spazi, poltrone o privilegi è stata formulata. Siamo dei border line della cultura politica dell’area “liberal” senza padrone e senza padrini. Ci piace il Cavaliere e non ce ne vergogniamo. Ma, da uomini liberi, non abbiamo alcuna intenzione di portare il cervello all’ammasso per compiacere i servi sciocchi che si affollano intorno al totem della Tv i quali pensano di compiacere il loro capo ma, in tutta evidenza, gli stanno rendendo un pessimo servizio. Non ci piace firmare in continuazione appelli  di fantomatici “intellettuali d’area” o fare i girotondi, siamo di indole naturalmente moderata e riflessiva ma ci pervade una salda convinzione: gli attuali palinsesti della televisione in chiaro con particolare, particolarissimo riguardo al servizio pubblico sono non solo inadeguati strutturalmente ad interpretare il processo di mutazione che sta vivendo il paese reale ma rischiano di diventare anche un pericoloso narcotico che allontana sempre di più i cittadini dalla partecipazione  alla Politica e alla Società nei sensi alti e forti  che noi intendiamo attribuire a questi due sostantivi. Che cosa non ci piace di questa Rai ? Quasi tutto perché la tv oggi non rappresenta ciò che pulsa fuori dagli studi televisivi, non cerca nemmeno di reinterpretare e manipolare  la realtà né si accontenta di proporre un intrattenimento ispirato al puro edonismo proiettandoci in un mondo di fantasia, liberatorio e consolatorio. No.  La tv si crede di poter essere essa stessa una realtà più vera  e forte del mondo reale. “Il medium è il messaggio” scriveva il primo, vero massmediologo dell’età contemporanea, Marhall Mc Luhan. La Rai è andata oltre e vuole far “esistere” solo quell’Italia che per arbitrio, furbizia, insipienza o banale capriccio viene ritenuta meritevole di un’oretta da Bruno Vespa, di un flash abborracciato nei Tg o di un “approfondimento” nei vari Dossier, Primo Piano, Reporter oppure di una comparsata da Chiambretti. E così i telegiornali perdono ogni residuo di autonomia e  divengono, malgrado i pur bravi giornalisti che affollano le redazioni, la brutta copia dei giornali di partito delle aree politiche a cui vorrebbero rivolgersi. A “Porta a Porta” la legge Finanziaria vale quanto il tormentone di Cogne. Bionde, brune o Tremonti ? Ore e ore di un minestrone ove si affacciano e si mescolano psichiatri, ministri e attricette nel quale tutto è spettacolo, teatro, vanità e ogni tema si annulla nella manifesta inutilità di un dibattito che, semplicemente, non c’è. Eccola servita in seconda serata la banana-republic con tutto quel clima sudamericano che nella nazione reale che vive la complessa realtà di tutti i giorni -per fortuna- non esiste. Tra un orgia di ricchezza e lusso abbagliante esibito a cascami negli spot si affacciano  le prediche moralistiche di Don Mazzi e i buoni sentimenti della Venier subito smentiti dagli schizzi di sangue calibro nove che promanano da qualche robusto telefilm, destinato ad educare i nostri bambini, messo  in onda magari proprio nell’orario pomeridiano. Il colpo di grazia lo danno le tribune politiche in orario tombale parcellizzate con il cronometro sulla base di regolamenti partoriti da una commissione di vigilanza in vena di particolari e perversi bizantinismi pur di mortificare ogni barlume di confronto libero e democratico. Per individuare particolari punizioni che esulano dal lecito e dall’ordinario negli Usa si usano i criteri  dell’ “insolito e crudele”. Ecco, questa Tv è per tutti noi  telespettatori, consapevoli e inconsapevoli, di destra o di sinistra, vecchi o giovani, attenti o disattenti, intellettuali o sempliciotti  un quotidiano supplizio per la mente che non distrae e non informa, non conforta ma sconforta, vuole educare ma riesce solo a gratificare gli istinti più  bassi, vuole intrattenere ma è campione solo nel rimbambire. E’ vecchia anzi antica come Morandi questa Tv. Superata, ripetitiva e ridondante di “format “oramai decotti in America e rivenduti a saldo o ricopiati in versione povera. E i troppi vuoti sono infarciti di cerone di tette e di culi. Non ci riconosciamo in queste caricature grottesche che ci vengono propinate cari signori che fate e disfate la Rai. Se non c’è dolo c’è la colpa. Colpa grave perché la vostra è una importante responsabilità sociale della cui gestione siete chiamati dal paese a rendere conto. Niente scuse o arroccamenti: date un riscontro alla qualità e all’innovazione  che declamate con tanta assiduità nelle interviste e nei convegni oppure, se non avete idee e coraggio, andate  a casa. E’ ora di voltare pagina. Subito.&lt;br /&gt;Luca Tentellini&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861465-83070304?l=lucatentellini.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83070304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861465/posts/default/83070304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://lucatentellini.blogspot.com/2002_10_13_archive.html#83070304' title=''/><author><name>LUCA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13781444805966328120</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
